giovedì 3 febbraio 2011

Ultima settimana in paradiso

Insomma, a parte terremoti e casini vari era quasi 3 mesi che vivevo in questo ostello e avevo una vita normale e regolare, un lavoro, facevo sport, mangiavo bene e riprendevo peso, uscivo con gli amicici, facevo scherzi e cazzate… me la facevo passare proprio bene. A metà dicembre ero pure dovuto andare a Wellington in aereo per un passaggio in ambasciata italiana che essendo nell isola del nord dovetti prendere un aereo dopo tanto tempo.
Il motivo era abbastanza fico, sapevo che volevo viaggiare un po prima di reimpatriare ma avevo paraticamente finito le pagine del vecchio passaporto, tecnicamente ne avevo ancora 4 semilibere ma in molti paesi asiatici per avere il visto ne richiedono almeno 6 libere!?!, il perché non lo capirò mai ma questo mi obbligò a fare sto viaggio. Fortunatamente trovai un ottima offerta di andata e ritorno strettissimi in 24 ore, giusto una sola notte nella tecnologica capitale.
Fu abbastanza un trauma, Wellington era una città robotica come immagino tokyo, super ordinata e pulita come simgapore, manco un mozzicone di sigaretta per terra si trovava, edifici nuovissimi specchiosi, grattacieli, banche, uffici, orde di gente in giacca e cravatta, autobus che si abbassano di mezzo metro per far salire le vecchiette tutti con wi-fi e doppio LCD che mostra informazioni sul tempo, sulla borsa e l'altro con la mappa della città e l icona dell autobus che ci viaggiava in tempo reale con annunci automatici grazie ai trasmetitori alle varie fermate che dicevano tempi estimati ecc ecc ecc… ed ero in NZ!!!!
Per carità, bella, bellissima, ma troppo perfetta, era davvero quello che nella mia immaginazione può essere una città del futuro, niente fuori posto.
Andai a posare lo zaino e fare una doccia nell ostello prenotato ed anche li, nonostante l ottimo prezzo, era tutto robotico, 6 piani, tutto con la tessera magnetica, l ascensore una volta passata la tessera sul lettore si fermava al piano giusto automaticamente, la stanza abbastanza semplice ma dai colori vivi e talmente ordinata che sembrava studiata da esperti di feng shui… Scappai nel parco sulla collina a 10 minuti di cammino dal centro… fantastico e sorprendentemente pieno di uccelli e alberi altissimi, ci passai un paio d ore ascoltando un po di musica e passeggiando un po.
Il giorno seguente andai in ambasciata dove rimasi stupito oltre che della posizione, giusto all inizio della collina in un bell edificio, della gentilezza e disponibilità dello staff che in un paio d ore lavorando duro, foto, impronte digitali, microchip e tutto quello che comporta (visto il mio volo nel pomeriggio) resero possibile farmi lasciare la città con un nuovo passaporto digitale!!! Volevo inginocchiarmi per ringraziarli, gli chiesi se fossero sicuri di essere “”dipendenti statali italiani” e loro mi risposero “certo, questo è quello che chiamiamo servizio pubblico”… grandissimi, io però lo chiamerei “effetto stare troppo in NZ” che il passaporti in italia mi ci vogliono almeno 2 settimane, un sacco di chiamate per stimolarli e tutto il resto che della nostra burocrazia –vai allo sportello numero… poi l ufficio in… ecc!!
Ho pure dovuto tenere quello vecchio, contentissimo, cimelio di molte avventure e con innumerevoli strani visti di strani posti, causa il mio visto Nzelandese era su di esso senza il quale non avrei potuto lasciare il paese… certo viaggiare con 2 passaporti però potrebbe anche far sospettare qualcuno in qualche strana frontiera… vedremo….
La parte triste arrivò quando prenotai i biglietti aerei per lasciare la NZ visto che il mio visto scadeva il 7 gennaio, ancora alta stagione dove tutti tornano dalle vacanze natalizie/fine anno e furono davvero lunghe e stressanti giornate su internet per cercare di non dimezzare i miei risparmi da imbianchino per il prossimo viaggio in asia.
Fu davvero dura trovare prezzi decenti e fui costretto a fare scalo niente popodimeno che in GOLD COAST!!! Tomoko era scappata da poco, era tre mesi che pioveva a dirotto e anche lei mi diceva che la situazione “lifestyle”non era cambiata, anzi forse era peggio… e io dovevo passarci una settimana… avevo molti ricordi in quel posto, qualche amico da visitare e molti nemici a cui fare qualche danno o dispetto a sorpresa, oppure, scelta migliore per evitare altri problemi in quel paese prenotai un ostello attaccato all aereoporto e barricarcisi per tutta la settimana.
Il fatto era che volevo liberarmi da tutti i pensieri e preoccupazioni e godermi l ultima settimana in paradiso rilassato, gustarmela e fare un bel piano per l ultimo dell anno, il secondo in NZ.
Sapevo benissimo dove volevo passarlo ed ora potevo dedicarmi a pianificare bene il tutto. Un bel trekking tra le alpi centrali, quel paradiso di solitudine e silenzio che mi commuoveva solo al pensiero. Gery, un ragazzo francese anche lui appassionatissimo di montagna non vedeva l ora, una ragazza malese, Carmen, con cui eravamo andati sul ghiacciao un mese e mezzo prima e Vince, un francese nostro compagno di camera si aggiunsero.
4 persone in forma, due buone tende, idee chiare e niente confusione.
Anche qui come succedeva sempre in italia (e immagino in tutto il resto del mondo) verso il 28-29 dicembre saltano fuori tutti gli amici senza un piano con la solita domanda “io non ho nessun programma per l ultimo, tu cosa fai??”…
E come dire di no ad amici??? E poi pensi, va beh uno in più è gestibile, la gita è dura ma 3, 4 o adesso 5 non cambia molto… senza tirarla lunga la cosa scappò di mano



Cercavo di non pensare al disatro che stava per arrivare, soprattutto perché era sicuramente il mio ultimo trek in NZ, sul ghiacciao dove avevo già provato ad andare 3 volte ed ero sempre stato fregato da diversi inconvenienti e ovviamente la solitudine e il silenzio potevo dimenticarmeli. “every little thing is gonna be all right” mi dicevo e controllavo le previsioni del tempo meticolosamente ogni due ore, isobare, venti pioggie ecc… almeno quelle sembravano andare nel verso giusto e sapevo che guardandole giusto il 30 mattina prima di partire sarebbero state al 90%
Esatte almeno per 2-3 giorni.
Mi scuso in anticipo col mondo femminile se offenderò qualcuno, ma la cosa che piu mi preoccupava era che su 9 persone 5 erano donne, e, a parte Carmen, la ragazza malese che già sapevo essere una macchina, le altre 4 non avevo idea di quanta voglia avessero.
Il 29 sera persi almeno 5 kili grazie allo stress che mi venne preparando gli zaini e cercando di capire se queste donne mi prendevano per il culo o davvero avevano intenzione di portarsi a spalle 30 kili di roba inutile. Creme anticellulite, 1 litro di colluttorio, borse piene di trucchi di vario genere tra cui rossetti di diverse tonalità, chissà che colore metterò il 31, cartoni di vino da 4 litri e bottiglie di vodka, cibo per almeno 20 giorni tra cui UN KILO di formaggio e UN KILO di pasta, 2 paia di jeans, perizomi di vari colori(ok quelli non pesano, ma io non mi farei 45km in mezzo alle rocce e alla foresta con una stringa in mezzo alle chiappe). Perfino un forno da camper, ne avevamo già 3 da campeggio da poter condividere ma non riuscii a strapparglielo, lo zaino di una di loro era occupato per il 30% appunto da questo forno e un altro 50% da un sacco a pelo anni 70 preso in prestito da un amico…





Avesse almeno tenuto caldo…. Lessi giusto due gg prima di partire delle pioggie torrenziali del 27 e 28 dicembre… heavy rain… poi sole fino al 2 gennaio… speravo solo che i fiumi non si fossero ingrossati troppo.

Fu cosi che dopo aver parcheggiato, preparati per bene gli zaini e chiuso le macchine partimmo in fila con un bel sorriso e carichi per l avventura pensando positivo, tranne io e Gery che avevamo subito notato, passando il ponte principale, che i torrenti erano molto, molto piu alti e inkazzati del solito.
Manco a dirlo, dopo averne attraversati un paio di minori non con poca fatica arrivammo a uno dei due maggiori e pareva davvero inkazzato.
Percorsi con Gery su un lato il torrente per quasi un km per trovare un buon punto dove provare l attraversamento a due, tenendosi si riesce a contrastare la corrente molto meglio ma non c era speranza, l acqua arrivava quasi alla vita a noi sopra il metro e 80 e con un passo falso saremmo partiti verso la foce come dei razzi, per le nostre esili compagne di viaggio era fuori discussione.





Forse le foto non rendono, ma quel tipo di corsi d acqua quando il livello supera il ginocchio è già impossibile senza aiuto, la corrente è cosi forte che ogni tentativo di alzare il piede la gamba viene portata via e non c è modo di stare in equilibrio vista la pressione laterale, facendolo a picccoli passi la temperatura dell acqua ti congela i piedi in pochi secondi e il solo pensiero di caderci dentro ti paralizza.
Dietrofront, piano B. Sconfitto un'altra volta, stranamente la presi bene, un buon motivo per tornare in NZ e godermi un trek piu leggero senza morti.
Mappa alla mano decidiamo di seguire il fiume fino al successivo range di montagne, e in caso avessimo travato un posto dove l attraversamento fosse stato possibile visto che cmq i fiumi qui si alzano velocemente con la pioggia, ma allo stessa velocità si abbassano anche, l avremmo attraversato, in caso contrario avremmo dormito e aspettato il giorno dopo per vedere dove passare la notte di capodanno.
Tutti gli imprevisti e i ritardi creati dai vari attraversamenti di torrenti minori ci rubarono tanto tempo e fatica, ogni volta dovevamo fermarci, togliere gli stivali e mettere le scarpe bagnate per attraversare, a volte, quelli piu forti si sttraversava 2 volte per tornare ad aiutare le persone piu basse a non volar via o immergere gli zaini, quando vidi una bella zona senza sassi, proprio di fronte al fiume principale dove uno spot di sabbia che sembrava fatto a posta per piantare 4 tende decisi di fermarmi e di goderci il meritato riposo, aspettando l indomani davanti ad un bel fuocherello, sperando di svegliarsi e vedere il livello dell acqua un metro piu basso







tra la stanchezza e la fretta di far strada quasi dimenticavo quanto a lungo durino le giornate quaggiù in estate con il tramonto che, come a giugno da noi, avviene verso le 21:45 regalandoti giornate infinite e possibilità di vedere senza bisogno di torcie fino quasi alle 22:30 con colori che lentamente cambiano fino all oscurità, sempre che la stanchezza non ti faccia stramazzare addormentato prima di vederla










La mattina del 31 ci alzammo presto, anche l alba arriva di buon ora, le temperature notturne erano sui 6-7 gradi vista l elevazione, ma una volta che il sole batte sulla tenda ti obbliga a scapparne fuori dopo 15 minuti per il surriscaldamento interno. Il fiume non era sceso di un cm e, dopo colazione in una mezz ora decidemmo l itinerario ed eravamo tutti pronti a ripartire per la prossima meta



Durante la marcia i momenti per conversare erano rari o quasi assenti visto il fiatone e la concentrazione per non sentire i vari dolori muscolari e della schiena per il peso, e godevo nel vedere come anche gli altri a volte, uscendo dopo magari un ora di camminata nella foresta o dopo lungo tempo tenendo il passo e lo sguardo per terra per via di rocce, radici o terreno paludoso, si fermavano per prendere respiro potendo alzare lo sguardo e avere una paresi causata da visioni di panorami pazzeschi che gli dava quell espressione di uno che ha appena preso uno schiaffo in faccia senza preavviso









Anche il secondo giorno fu duro, il livello dei torrenti ci obbligò ad uscire dalla traccia e doverli aggirare sul bordo, a volte ripido su di essi e la loro corrente, affidandoci all ancoraggio di piante e radici testate 20 volte prima di caricarci il nostro peso usandole come appiglio per non cadere nelle rapide



e altri torrentelli che oramai, dopo essere esausti e stressati del cambio scarpe che per ogni 20 minuti di camminata dovevamo spenderne altri 20 solo per attraversarli, provavamo a saltare da un sasso all altro con scarsi risultati, cercando a volte di tenere almeno un piede asciutto



o costruendo ponti muovendo tronchi trasportati dalle piene in giro per la riverbank



Questa gita per com era programmata doveva essere si di 4 giorni, ma solo il primo e il quarto di cammino, il primo per arrivare alla baita dove in 5 o 6 ore di cammino (se i fiumi fossero stati piu bassi) potevamo tutti farcela, cazzeggiare il 31 e il primo intorno al ghiaciaio lasciando gli zainoni appunto nella casetta di legno, per poi tornare a valle il 2 gennaio e tornare in città con calma. Questa deviazione non era un vero problema, ma essendo in ritardissimo cercavamo di darci dentro, il prossimo ghiacciaio era ancora a 15 km e a volte il percorso duro. Una volta arrivati alla baita a due terzi della strada eravamo abbastanza tutti distrutti, gli zainoni erano pesanti e 3 delle ragazze, in panico totale da dolori decisero che non c era verso di continuare. Il sole era sparito dietro qualche nuvolone e una leggerissima pioggia aveva cominciato a cadere.
Quello che mi aspettavo stava per arrivare, nove teste che pensano e parlano, ognuno con la sua teoria, la discussione sul da farsi carica di fatica e stress si stava accendendo, egoisticamente decisi di nascondermi in un angolo e prendermi una pausa anch io senza però farmi stressare, riuscivo a capire gli altri che non volevano separare il gruppo e festeggiare a mezzanotte insieme, ma dall altra parte il mio cuore pompava rapido e la mia mente carica di passione riusciva solo a pensare a quello che i miei occhi spalancati e semilucidi potevano ammirare da lontano



Dopo un oretta di contemplazione, riposo e ricarica rientrai nella baita e dissi anch io la mia. Sarei partito nel giro di mezz ora e avrei camminato per almeno un'altra ora e mezza, la pioggia, dicevano le previsioni, sarebbe stata leggerissima e sarebbe finita sicuramente prima di cena, mi sarei fermato giusto prima dell inizio della dura salita, 2 km prima del ghiacciaio e avrei piantato la tenda nel primo posto piatto a disposizione.
Era il mio ultimo trek in NZ, avrei lasciato il paese in meno di una settimana e avevo passato con loro ogni giorno degli ultimi 3 mesi, li avrei incontrati il giorno dopo cmq al ritorno, forse sono un po fissato, ma non volevo avere nessun segno di civiltà intorno, non avevo mai dormito in una baita in 15 mesi e non l avrei fatto ora, per quanto fosse solo una casetta vuota di legno senza nessun servizio o anima viva toglieva secondo me quell armonia che con la natura che si ha in tenda,i suoni della pioggia e del vento, gli uccelli notturni che vengono a sbeccolare i resti dalla pentola, la finestrella aperta sempre rivolta a monte con la visione delle stelle la notte e del primo raggio di sole sul ghiacciaio alla mattina presto… per quello ero partito e faticato e non ci avrei rinunciato.
Carmen e i due francesi che alla fine la pensavano allo stesso modo, decisero di unirsi e partimmo di corsa visto tutto il tempo sprecato in discussioni.
Per attraversare il fiume per fortuna (vista la sua altezza anche qui) dovemmo usare una teleferica, cosa abbastanza divertente e particolare






La linea rossa è la gita supposta prima di partire, il pezzo mancante erano i due torrenti impassabili e la baita mai raggiunta
La linea blu invece la gita fatta con i vari camp (1 giorno, 2 giorno, 3 giorno) e la baita in giallo





Per attraversare il fiume per fortuna (vista la sua altezza anche qui) dovemmo usare una teleferica, cosa abbastanza divertente e particolare







La pioggia era a sprazzi ma una volta cominciata la salita trovammo un gran bel posto, giusto giusto per due tende. Il terreno era diventato sassoso e proseguire oltre a distruggerci in salita sui sassi non avremmo piu trovato posti adatti, la mappa parlava chiaro, da qui in poi si muore.





Preparammo le tende e il posto per il fuoco, cucinammo prestissimo vista la fame che oramai ci stava divorando da dentro e mettemmo le nostre provviste alcoliche in frigo naturale di acqua poco sopra gli zero gradi




Il posto ovviamente era anche stavolta da cartolina e il tempo dopo cena diventò come previsto e sperato senza vento o l ombra di una nuvola




dopo cena, verso le 20, raccolta della legna e il solito fuoco per scaldarci prima dell imbrunire






fu davvero dura tra la stanchezza, il fuoco ipnotizzante, il silenzio e la pancia piena grazie alla speciale cenona tenere gli occhi aperti e non scappare in tenda prima di mezzanotte, ma con un po di musica e cazzate eravamo finalmente pronti per stappare la bottiglia e goderci i fuochi artificiali naturali e disegnare 2011 con una palla luminosa e il nightshot






Che dire di piu di questo capodanno??? Unico…I primi del mondo a festeggiarlo pensando che in italia era ancora mezzogiorno!!!!

Il numero di stelle nel cielo aveva troppi zeri per poterlo scrivere e in entrambe le tende nonostante le basse temperature, avevano la zip chiusa a metà, sarà una sviolinata, ma addormentarsi in quel silenzio guardando quel cielo era quasi commovente

Mi svegliai un oretta dopo l alba e mi accorsi che i due francesi senza fare neanche un rumore (o io dormivo come un sasso) stavano già sfumacchiando davanti al fuoco appena acceso per il freddo e dall espressione che avevano l alba era stata fantastica.



Non mi feci chiedere 2 volte cosa avevo intenzione di fare… per una volta mi resi conto che sarei stato uno stupido ad avere la testa dura e che se davvero fossi salito al ghiacciaio il giorno dopo avrei dovuto farmi 25 km di corsa per tornare alla macchina e stavolta sarei stato da solo, distrutto e senza senso. Mi sedetti a godermi la stupenda giornata e sfumacchiare con loro, dopo poco anche Carmen si alzò e ci raggiunse in una fantastica giornata di relax e cazzeggio nel posto migliore dove potessi mai desiderare di svegliarmi ogni primo gennaio della mia vita… ogni tanto bisogna saper perdere e godersi la vita …

Nel tardo pomeriggio tornammo indietro alla baita trovando anche gli altri pronti, ci mettemmo in cammino tutti ben riposati ,con un bel sorriso di soddisfazione, pancia piena e zaini leggeri vista l assenza di tutto l alcool e il “cibo speciale” tenuto per la cena del 31. Camminammo giusto una decina di km per campeggiare tutti insieme l ultima notte e far fuori tutto il cibo avanzato.




Oltretutto per me fu il “”goodbye” a quelle catene montuose dove avevo speso tutto l inverno e che avevo esplorato cosi tanto e mi regalarono un tramonto speciale come se sentissero la mia malinconia







Quella notte ci fu un vento spaventoso e ringraziai il cielo di aver ascoltato una ragazza che suggeri di campeggiare piu vicino agli alberi invece che in campo aperto come stavamo per fare, a volte sembrava che la tenda volesse volare via con noi dentro, e verso mattina cominciò a piovere e non smise piu.
Con grande sorpresa, quando uscii e di fretta e furia preparai tutto per colazione veloce e partenza, tutti gli altri, e dico tutti, fecero lo stesso, senza lamenti o smorfie, senza stress o fastidio, tutti col sorriso, scarpe bagnate e buon umore si parti per la lunga camminata di ritorno sotto la pioggia.
Tutti in fila per 4 ore di cammino con una piccola pausa snack, è proprio vero, non sono le condizioni meteo a farla da padrone quando lo stato d animo è alto e il sorriso statico sulla faccia chi ti ferma piu?? in effetti si può essere di cattivo umore dopo 3 giorni cosi???
In un baleno arrivammo alle macchine….








dopo 2 ore di guida indovinate un po dove siamo andati di corsa???? A volte anche il corpo dopo una faticaccia del genere vuole un capriccio alimentare….

mercoledì 5 gennaio 2011

Comincio dall inizio

Per motivi di forza maggiore come niente cibo, niente visto e van che cade a pezzi decisi di tornare a christchurch qualche giorno, fare la revisione del van e vedere un po cosa il terremoto aveva combinato.
La città era deserta, il tempo era sempre soleggiato ma il vento era freddo, c erano impalcature ovunque e quasi tutte le strade del centro erano chiuse al traffico, a volte chiuse anche ai pedoni. Le chiese avevano tutte perso il campanile e le case con il camino erano piatte come tutte le altre.
Impressionante il lavoro delle autorità che in 3 settimane avevano ispezionato tutti gli edifici centrali, piazzato l esercito ad ogni angolo per tenere la situazione sotto controllo e mobilitato tutti i demolitori venuti a Chchurch da tutte le città dell isola.
Il panorama passeggiando per le vie sempre del centro ma dove le case erano vecchie sembrava quello che nella mia immaginazione sarebbe passeggiare in palestina in questi ultimi tempi







Le scosse per tutto ottobre erano giornaliere, a volte anche 4 o 5 forti nello stesso giorno e i vecchi edifici mollavano al suolo qualche nuovo pezzo, specialmente quello vicino al van dove mi ero imboscato a dormire.
Dovetti andare poi in ostello per lasciare il van al meccanico e nell attesa stampai dei volantini per venderlo e li appesi alla bacheca di molti ostelli della città. L estate sta per arrivare, l ondata di coglioni 20enni tedeschi è alle porte, carichi di eurini che finiranno in tre mesi sperperando in alcool, erba, irish pub e comprando il mio van che si rompe sempre.
Ero pronto a ritirare il van il giorno dopo e ripartire per le due ultime settimane della stagione nevosa e vedere se qualcuno nel frattempo mi avesse messaggiato interessato nonostante il primo prezzo sparato altissimo.
Senza raccontare come il karma ancora mi stupi in positivo, il giorno dopo era venduto, me lo portarono via 3 giorni dopo, un po mi sentii mancare una gamba, dall altra mi pagarono in contanti con banconote di piccolo taglio visto i vari prelievi dal bancomat con diverse carte…
Oltre a non credere di averlo venduto a quel prezzo in cosi poco tempo, non riuscivo soprattutto a credere di averlo venduto.





Il conto in banca a quei tempi era drammatico ma quando consegnai i 3,5 kg di banconote suddivise in varie tasche in banca mi resi conto che a parte un bel numero con tanti zeri e senza piu il “meno” davanti non avevo piu niente.
Poi mi chiesi “ e adesso?” stai qua!!!! La cosa piu dolorosa è che non avevo piu privacy, zero, mai, e davvero non ci ero piu abituato.
Sempre qualcuno intorno, gente simpatica e piacevole, qualcuno con cui ridere e godersi i primi caldi in giardino dormire al sole e cazzeggiare, raccontare le mie avventure e spiegare cosa ci facevo in giro con 55kg di bagagli.
La mia vita in quel momento cambiò in maniera troppo drastica e troppo velocemente. Avevo appena esteso il visto, ero in NZ da piu di un anno e da piu di un anno dormivo sul mio van per la maggior parte del tempo in magnifici e solitari angoli di paradiso con intorno beech forest, spiaggie con foche e pinguini o montagne innevate con venti che gelavano anche le ossa, ma sempre in quel silenzio e quella quiete che appagava i sensi e le difficoltà di quel tipo di vita.
Per le prime due settimane mi sembrava di essere su una sedia a rotelle, non vedevo l ora che arrivasse il weekend per poter tornare in montagna con Chris e fare le ultime uscite e lanciare ancora qualche urlo di godimento dove l eco mi rispondeva con un altro.
Guardavo le foto dell inverno appena passato ed era come piantarsi tanti spilli nei punti sensibili del corpo ma non potevo farne a meno.
L ambiente negli ostelli solitamente è sempre quello, gente di media sui 20 anni che non sanno che cazzo fare in NZ e sperperano soldi in bere ecc come detto prima, o forse a volte sono io che voglio essere diverso e sempre criticare e giudicare ciò che fanno gli altri. Avevo scelto un piccolo ostello stavolta con soli 35 letti, un bel giardino nel retro e le stanze erano casette di legno con 4 letti ciascuna intorno ad esso. Il posto era un poco fuori dal centro e tranquillo, poco traffico e molto economico.
Parlando col propietario, che era anche lui un gran cazzaro di una pigrizia degna di un ozzy, di quelli che quando c era un problema spariva ma quando si sparavano stronzate usciva dai tombini per unirsi e dire le sue, gli dissi che vista la situazione sarei probabilmente stato a lungo termine e avrei cercato un lavoro.
Mi mise nella stanza dei cazzari, di quelli che erano li da un po e lavoravano sia nell ostello per stare gratis, sia qualche lavoretto casuale in attesa dell alta stagione per uno a tempo pieno.
Ci volle non motlo per far gruppo e la noia di non aver niente da fare spolverò la mia voglia di seccare la gente con i miei scherzi pesanti e fuoriluogo. Eravamo in 4 deficienti, tre di loro erano lavapiatti e quando alla 1 di mattina tornavano dopo 11 ore a lavar pentole, sporchi, stanchi e unti trovarsi il letto all esterno e smontato o una zampa di gallina invece dell i-phone in ricarica anche se ridevano non era il massimo.





Le scosse non davano tregua, la città era piena di turisti e vuota dei suoi abitanti. Anche l ostello aveva varie crepe e buchi qua e la per le stanze dell edificio principale in muratura. Parlando col boss di soluzioni e riparazioni un giorno mi guardò e mi disse “vuoi un lavoro??”
Avevo già trovato da fare il cameriere qualche settimana prima, ma provandomi le scarpe di vernice e la camicia bianca in un negozio mi venne un attacco di cuore e con una scusa lasciai perdere, di lavare i piatti non ne avevo nessuna voglia e il conto in banca non mi chiedeva ancora di farlo vista la ricarica appena effettuata.
Un lavoretto per pagarmi l affitto e il cibo sarebbe calzato a pennello, chissà che aveva in mente. Gli dissi che ero stato anche imbianchino in Italia e mi chiese di abbellire e pitturare i vari crepi fatti dal tempo, dai terremonti e dagli agenti atmosferici in generale all esterno dell ostello. A tempo perso, bastava facessi un tot di ore a settimana sparse a mio piacimento.
Mi diede stucco, plaster, spatole pennelli, scotch e tutto quello che sarebbe servito per fare un lavoro decente e anche se a malapena sapevo da dove iniziare basta far le cose al meglio che si può e si sarà premiati.



Il risultato gli garbò e mi offri un lavoro pagato per un paio di mesi e accettai. Il gruppo che si era cominciato a formare si allargò, la confidenza aumentò e ogni scusa era oramai buona per festeggiare quasi ogni sera. Io dopo tutti questi eventi ero tornato ad essere una persona normale e un paio di volte riuscirono perfino a portarmi in un pub a sbevacchiare un po e vista l assenza di alcool nel mio corpo da piu di un anno per ubriacarmi ci misi davvero poco, ovviamente senza esagerare, questo mi dava vantaggio sugli altri sempre pieni al massimo, lo scozzese ovviamene “spatroneggiava” nel devastarsi e l errore di collassare sul divano nel dopo serata non gli era mai perdonata, ogni domenica mattina si alzava in situazioni strane



Ogni volta che mi proponevano qualcosa, sia gli amici dell ostello o i vecchi amici in montagna del tipo “hey Manu, noi andiamo a fare mountain boarding vieni?? Andiamo a fare un po di bouldering e arrampicat, vieni?? Andiamo a surfare, sciare, canoare, rafting o qualunque cazzata la mia risposta er “si, ok, quando dove??” mi lanciavo in tutto, lavoravo quando volevo io, non pagavo ne affitto ne cibo, ero circondato da amici deficienti che se non erano al lavoro erano stoni o pieni e che avevano una gran voglia di divertirsi, insomma la vita del backpacker non è poi cosi terribile!!!
Mi fecero poi capire cosa pensavano di me quando un giorno in spiaggia mi addormentai e mi seppellirono come un cazzone



Un altro grande evento fu il concerto “tutti uniti per il terremoto”, il piu grande mai visto in NZ, prendeva tutto il parco centrale e c erano tutti gli artisti kiwi e ozzy famosi nel mondo che avrebbero partecipato a titolo gratuito per raccogliere fondi e aiutare la città ad uscire dal disastro in cui stava. Resistetti circa 15 minuti e dovetti scappare, penso che il 50% degli abitanti di tutta l isola fosse in quel parco e dopo 3 mesi perso nelle montagne quella folla mi trasmise solo un senso di claustrofobia e per come la penso io in NZ una cosa cosi non la volevo proprio vedere, manco in una discoteca di londra si sta cosi come sardine




A fine stagione partii un lunedi mattina per la chiusura dell ultimo skiclub (uno dei nostri preferiti) e l ultima uscita ufficiale dell inverno 2010. Nello zaino stavolta invece di arva, pala e sonda avevamo birre, salsiccie e bistecche di agnello, eravamo carichissimi e soddisfatti della stagione piu pazza e bella della nostra vita, le nostre tavole erano pronte per farsi fare a pezzi dalle ultime rocce e farsi dare il colpo di grazia quando a circa 20 km dall obbiettivo si accendono tutte le spie e Chris ferma la macchina. Ah ah ah… non potevo che ridere… lui non capiva ancora ma io si.. si era rotta la cinghia della ventola, la stessa che avevo rotto in australia 2 anni fa e che avevo rotto alla prima uscita invernale 3 mesi prima sul mio van… esattamente la stessa.
Il telefono ovviamente non aveva segnale per chiamare qualcuno e in quel posto non c era molta gente in giro il lunedi mattina.
Non ci facemmo sicuramente abbattere, anzi, Chris, uomo saggio, ne rollò una e cominciammo a fare l autostop incamminandoci verso il nulla, avessimo camminato 60km e il telefono avrebbe ripreso il segnale.
Dopo un oretta il solito amichevole kiwi montanaro con gli stivali di gomma ci porto appunto a Springfield dove c era un meccanico che ci avrebbe riportato alla macchina e sostituito la cinghia.
Era già mezzogiorno e ripartimmo di fretta e furia, tutti i nostri amici probabilmente erano già ubriachi che rotolavano giu dalle piste tra le rocce e decidemmo di guidare tutta la salita sterrata con la sua auto appena riparata, quella giornata era troppo importante, tutti i malati incontrati durante l inverno sarebbero stati sicuramente li.
L ascensore per l equipaggiamento era chiuso e perfino il primo “skilift” era già spento, dovemmo farci 1 ora e mezza a piedi con tutto a spalle in quella pendenza di cespugli e sassi frustrati e sotto un sole cocente.
Fatto sta che arrivammo alle 1530 e nessuno stava piu sciando o ridando, tutti collassati al sole in maniche corte, ma fecimo giusto in tempo a fare una sola discesa, la discesa dell orgoglio la chiamerei viste le avventure per arrivarci, seguita ovviamente da bbq e birre, un'altra bellissima giornata piena di avvenimenti ,tra amici sulla neve, memorabile.

Il mio capo continuava ad aggiungermi lavori e stanze da imbiancare. Cominciò poi a chiedermi se avessi potuto riparare i danni del terremoto visto che da quasi una settimana non c erano piu scosse forti e anche quelle minori erano meno frequenti…
Come riparare i crepi?? Magari so fare le pizze, posso montare qualche cucina e effettuare qualche facile riparazione in un motore, ma questo non me lo avevano ancora chiesto… certo che posso!!! In effetti lui come rimedio ai crepi sui muri aveva attaccato dei poster per non vederli!!!!



Insomma, io ero l esperto del ministero delle calamità naturali, nonché l esperto di riparazioni a norma di legge per danni a edifici ad uso pubblico.
Fantastico, anche qui non sapevo dove iniziare visto che una volta tolto scotch e posters per veder qual era il vero danno in una casa quasi centenaria mi accorsi che il lavoro da fare era davvero piu di quello che sembrava e io il muratore non l avevo davvero mai fatto… non ancora…












Insomma, ultimamente come già detto mi ficcavo in situazioni davvero particolari, e riparare le crepe dei terremoti era una di quelle.
Ogni tanto, tra una stanza e l altra mi prendevo qualche giorno di ferie, non c era fretta e io cercavo di distrarmi e divertirmi facendo qualche attività strana e eccitante come strani barbeque con zampe di gallina




ogni tanto si andava ad arrampicare a Castle Hill vista l assenza di neve giusto per ritrovare l amico francese arrampicatore e la sua ragazza che ci fece foto bellissime






o con altri amici skater o snowboarder per divertirsi lanciandosi in discese erbose o farsi male nel park con un panorama pazzesco








Per via di imbiancare il capo ne sapeva meno di me (per fortuna) e mi lasciava sempre carta bianca, “sii un artista” mi diceva… a volte per finire in fretta una stanza e godermi un giorno in piu di pacchia dormivo nella stanza dove lavoravo e mi dava pure il lusso di avere una stanza singola, mi svegliavo presto, colazione rullo ecc… a volte il risultato era anche carino..





L amico Chris e tutti gli altri amici rider-montanari se ne erano andati, chi per un'altra stagione in europa, jappone o Himalaya o chi per l asia ma nonostante la mia vita oramai indaffarata e piena di distrazioni mi mancava davvero la natura e quello stato d animo che solo circondato da essa potevo avere e decisi che avevo bisogno di andarmene su un ghiacciaio. La zona delle alpi centrali la conoscevo oramai, con un occhio di superriguardo al tempo e i suoi cambiamenti io e un amico francese conosciuto da poco ma ossessionato dalle montagne e trekking decidemmo di darci da fare e programmarne uno bello, un po tosto ma gratificante, fuori dal mondo e possibilmente non turistico vista la bella stagione alle porte. Ma questo merita un post a sé, fu davvero epico ed emozionale.
Ultimo fatto degno di nota esclusi i due trek che posterò fu la potente scossa che successe la mattina dopo natale, il 26 dicembre. La terra aveva cominciato a tremare forte di nuovo appena andato a letto dopo la cena di natale, verso le 2 di mattina, svegliando tutti in quel giorno speciale. Il giorno dopo appunto, stavo andando al parco con un amica di mattina presto giusto per una pausa dalla vita di routine e verso le 10 stavamo per uscire dal centro già pieno zeppo di gente che correvano ai negozi e shopping centre per i grandissimi saldi doponatale, migliaia di donne impazzite tirate e truccate a matrimonio, il tempo bellissimo e sempre soleggiato, le temperature già intorno ai 27-30 gradi e tutti fuori a passeggiare… attraversai il semaforo quasi col rosso a l amica restò dall altra parte della strada… wrooooom….. per 6-7 secondi la terra tremò cosi forte che aggrappai il palo del semaforo, la vecchia chiesetta dietro di me, fatta di grosse pietre e cemento fece un rumore che ero sicuro mi sarebbe crollata addosso e tutti gli altri alti edifici attorno mi diedero davvero una sensazione di non avere scampo. Da qualcuno di essi cadde qualche pietra e si apri qualche crepo. Per i 5 minuti successivi nessuno parlo o si mosse, ne avevo avuti tante di scosse ma praticamente sempre nell ostello, avevo provato durante la cena, un sacco fin chè dormivo, seduto sul cesso (quella era stata interessante,mmm, cosa fare eh??) disteso in giardino al sole ma tutte piu leggere e mai spaventose, era routine.
Questa era 4.9 richter, inaspettata e l epicentro era sotto Christchurch e poco profondo, cosa che fa molta differenza. Chi lo ha vissuto disse che la terra tremò proprio come il primo terremoto di 7.2 che era però stato a 70 km dalla città e parecchio profondo oltre a essere durato 45 secondi.
Insomma, ci siamo tutti cacati addosso. Non si può spiegare la sensazione provata, onde, vento, pioggia, tempeste o altre calamità possono essere pericolose ma la sensazione di impotenza di quel momento era unica, si muoveva tutto, le case, i palazzi, il pavimento, o forse no, come facevo a capire cosa si muoveva e cosa no se stavo ballando anch’io??? E il boato iniziale??? Per i primi 2 secondi sembrava fosse esplosa una bomba in quella cazzo di chiesetta.


Presi l amica per il braccio ancora un po spaventata e cominciammo a camminare a passo veloce verso il parco, almeno stesi sotto l ombra dei salici saremmo stati al sicuro e ci saremmo potuti rilassare e scaricare un po di tensione.
Manco a dirlo per tutto il pomeriggio ci furono scosse di assestamento ogni 10-15 minuti e le sirene dei pompieri e della polizia erano tutto intorno al parco…

Al ritorno era tutto chiuso di nuovo, dovemmo fare un giro lunghissimo e ci accorgemmo che nel vero centro i danni erano molto piu di quello dove eravamo noi, nella piazza principale, chiusa, proprio di fronte all ufficio informazioni c erano mattoni ovunque….
va beh, capita...