mercoledì 8 giugno 2011

Il sogno Himalayano

Il 3 maggio io e Andrea, dopo l arrivederci con i due compagni di viaggio a Dhaka, atteriamo a Kathmandu, capitale del Nepal.
Il volo era stato di poche ore su un grosso aereo della “Biman air” la compagnia bengalese che dava davvero poca fiducia ma che alla fine ci portò a destinazione.
Laereoporto era il piu rustico che avessi mai visto, restai subito colpito dalle dimensioni microscopiche e dai muri in mattoni rossi senza nessun tipo di finitura, i banchetti di legno grezzo degli ufficiali di dogana e il nastro dei bagagli rudimentale in una grande stanza vuota e polverosa dove la poca gente aspettava di ritirare il proprio borsone impolverato.
All aereoporto ci aspettava Carmen da qualche ora, prendiamo subito un taxi che per un euro a testa ci porta in centro.
Prendiamo una stanza, ci rilassiamo un po, doccia e io e Andrea non vediamo l ora di vedere se potevamo trovare un posto dove mangiare qualcosa di sostanzioso e riconoscibile, magari anche buono…
Carmen veniva da casa ed era ancora nutrita bene, ma io e Andrea, dopo 15 giorni di denutrimento forzato, davvero non potevamo pensare a nient altro di un pasto decente e soddisfacente.
Vediamo un insegna scolorita su una vetrina con scritto “Kebab”, era poco convincente, in nepal, ma c era scritto kebab, e ci siamo seduti.
Fu uno dei kebab piu apprezzati della nostra vita, ogni morso ci guardavamo compiaciuti e sorridenti ma con la bocca troppo piena e indaffarata a masticare per scambiarci opinioni.
Decidiamo durante la cena, ottimisti e a pancia piena, di stare qualche giorno, goderci un po di pace e decidere sul da farsi.
La mattina mi svegliai di colpo con una simpatica diarrea, subito maledii il bangladesh e il suo cibo. Sulla via del bagno incontrai il mio compagno di kebab, con la diarrea anche lui…
Carmen non aveva preso quel delizioso e farcitissimo kebab la sera prima, e stava bene. Quel bel panino era proprio troppo buono per essere vero, come una di quelle sirene sugli scogli che ti ammagliano e poi ti affogano…
Speravo fosse passeggera, ma l intensità ci spinse nel pomeriggio a correre in farmacia.
La città era caotica anche qui, l intensità del traffico era minore di altre capitali asiatiche, ma le strade erano strette, piene di buche e polverosissime, tanto che molta gente se ne andava in giro con la mascherina, l intensità e frequenza dei clacson uguale a Dhaka, i motorini ti graffiavano i gomiti fin che provavi a stare vicino ai muri cercando di evitare l umanità che andava nell altro senso.
Insomma, un bel chaos che mi innervosiva vista la voglia di pace che mi ritrovavo. Volevo andarmene in montagna al piu presto possibile e ora mi ero malato.
Volevo andarmene a fare il trek che arriva al campo base dell Everest e sarei arrivato al momento giusto dove le spedizioni partono, in quel lasso di sole 3 settimane all anno dove si aprono casualmente le finestre di bel tempo che permettono di scalare la cima senza vento a 200km/h…
Quando dopo una settimana ero in forma di nuovo si malò Carmen, molto probabilmente per il cibo, ancora.
Questo ritardava di molto i nostri piani e Andrea, visto che il trek era piu di 3 settimane, non avevea il tempo per aspettarci, e parti per il suo, sarebbe uscito dal nepal quando noi eravamo a metà strada, ci saranno sicuramente altri viaggi cazzari e altri incontri in posti insensati in futuro sicuramente.
Passiamo 10 giorni in totale, di agonia, a Kathmandu, chi a turno non era malato, faceva il facchino per l'altro in città a respirarsi smog e polvere e innervosirsi per i clacson.
Kathmandu fa schifo.
Ci prepariamo per il trek, compriamo 30 snack tipo mars e twix e cioccolata, nescaffè, noodle e tutto il cibo leggero che potevamo portarci, fornello, pentolina, mappa topografica, sacco a pelo pesante ecc..
Non ce la facevo piu e una mattina andiamo alla stazione degli autobus pubblici con lo zainone a cercare un bus per Jiri, l inizio del nostro percorso.
I turisti “bianchi” hanno smesso di fare questa parte di trek perché da anni si può volare a Lukla, e poi volare indietro, risparmiare 10 giorni di cammino e rischiare la vita in un atterraggio su questa pericolosa striscietta di asfalto a 3000m che inizia su un precipizio e finisce con un bel muro.
Noi invece da asini siamo appunto andati alla stazione di bus pubblici.. uno schifo…



Una megafila al bigliettaio, nel casino di urla e mani che stringevano banconote che si agitavano presi dei biglietti a caso urlando il nome della destinazione “jirii…jiriii”
Il nostro bus sembrava una grossa scatola di scarpe arruginita con 4 ruote (forse 3) tutto ammaccato e pieno di bambini sul tetto che caricavano pacchi.
Avevamo già la visione del nostro viaggio scomodo sulle nostre facce deluse e impolverate. I nostri zainoni in equilibrio vicino al cambio rotto, da come l autista imprecava cercando di inserire la seconda ogni volta, i sedili abbastanza duri, le sospensioni che sembrava di essere su un tappeto elastico a saltare, e, ovviamente, come ogni bus in asia, era strapieno di umanità che sbraitava e sudava l anima nel caldo umido che comincia a fare da ste parti.
Essendo un bus pubblico si fermava ogni villaggio a scaricare e caricare umanità e mercanzie varie, anche animali, dal tetto saltavano giu bambini e scolari che erano arrivati a casa e ci buttavano su qualche altro pacco, alla fine per fare 180km ci sarebbero volute 12 ore, avevo il primo assaggio del perché in Nepal misurano le distanze in ore e non in km, sia stradali che nei trekking.
La strada era ogni km peggio, le buche profonde non si contavano, una sola corsia perciò all incontro di un altro bus o camion erano un 10 minuti di clacson e manovre suicide su strade sterrate di montagna, anche fino a 2700m.
A volte era cosi brutta che sembrava una pista da motocross con ostacoli, gomme, cubi di paglia e salti






Non serviva chiedersi se un bus cosi si sarebbe rotto perché era garantito al 100%. Piu di una volta si sentiva puzza di frizione bruciata. Una delle tante volte l autista si fermò, sparì imprecando dietro un angolo e dopo qualche minuto tornava con la faccia incazzatissima e un martello da 10kg in mano, dava delle martellate ercolane sul fronte del motore e ripartiva.
Una volta in 5 persone cercavano di riparare qualcosa nel mozzo ruota che non ho capito, non sarei sceso o avrei perso il posto a sedere per sempre.
Un'altra volta entrarono in un paio di meccanici locali e toccarono qualcosa nel motore proprio li vicino che mi arrostiva i polpacci da ore.



Sfiniti dal viaggio e dall assenza di cibo, ancora, scendiamo dopo 12 ore sui sedili, a Jiri, nel buio piu nero di un villaggio dove finiscono le strade fin ora costruite in nepal.. Prendiamo il primo tugurio che ci capita al costo di un euro (50cent a testa) a notte.
Da li in poi niente motori, niente biciclette o motorini, niente clacson, da li, se vuoi andare da qualche parte, ci vai a piedi.
La mattina dopo partiamo impazientissimi e curiosi, felici finalmente di poter camminare pacifici e in silenzio, salutiamo il simpatico lama padrone del tugurio e ci incamminiamo.
La decisione di prendercela con calma senza esagerare era stata presa prima, ci eravamo presi 25 giorni per farla tutta, da come avevamo letto sui forum dove altri l avevano fatta.
Ancora mi incasinava questa cosa delle “ore” invece dei km, sulle mappe e su tutti i vari programmi di marcia e dalle risposte che ti davano i contadini alle nostre richieste.
Mi risposi da solo dopo un paio di giorni… 3 km sulla mappa qui possono essere 20 minuti sul piano o 4 ore su queste montagne… bisogna seguire le tracce o con il sottobosco cespuglioso presente non te la cavi piu, e i nepalesi hanno un motto che dice “la strada piu corta tra due punti è una linea retta” e qui la applicano alla lettera. Se devono andare in un villaggio nell altra valle scalano la montagna dritto sul lato piu ripido e la discendono dritti dall altra parte, un suicidio muscolare e respiratorio, soprattutto a certe altezze, ma loro vivono cosi da generazioni e si sono adattati, noi pretendevamo di fare un mese tutti i giorni cosi senza essere davvero allenati.
Con tutti i ritardi necessari forse mi perdevo le spedizioni, ma il giorno della partenza, il 12 maggio, era l anniversario del giorno in cui, 2 anni esatti fa, mi ero incamminato dal cancello di casa verso la stazione degli autobus del mio paese, pieno di curiosità, entusiasmo e tanta voglia di scoprire quello che c è fuori dalla tanto bella quanto chiusa mentalmente Italia.
Ed era la stessa voglia che avevo in quel momento, la mia promessa di prendermela con calma sembrava già andata in fumo, ero curioso di mangiare e dormire in quelle casette di pietre, freddissime, dove bruciano merda di yak per scaldarsi, di cui avevo letto.
Di vedere quei ghiacciai maestosi e lunghissimi che scendono da massicci di 8000 metri…




Dovevamo spostarci da ovest a est per almeni 7 giorni il che voleva dire attraversare 4 catene montuose, su dalla montagna… giu dalla montagna… via cosi.. fino alla valle da risalire fino al ghiacciaio…
I primi giorni erano duri, gli zaini pesanti e le gambe dovevano abituarsi. Il tempo era sempre incerto ma mai piovoso, quando il sole batteva però faceva un gran caldo e la crema solare ad altissima protezione sembrava bollire sulla pelle.
La gente che c era nei villaggi spesso non parlava inglese e aveva la traduzione nella loro lingua sui menu dove ordinavamo il cibo.
Stranamente era sempre buono ma la cosa si spiegava col fatto che era ovviamente cibo fresco locale, le verdure dall orto (sempre quelle) e le patate dalle piantagioni dei villaggi piu grossi, il latte e formaggio dalla pecora che ci gira intorno, ovviamente, essendo molti buddisti, la carne ce la dimentichiamo. Ammazzare una vacca porta a 2 anni di galera qui.
Riso, patate, tante, in tante salse, e vegetali, 2 o 3 tipi in diverse salse. A volte una specie di panetto locale, tipico indiano, con un po di pomodoro e formaggio di capra chiamato pizza. Questo piu o meno il nostro menu per l intero trek.
A volte si trovavano in vendita birre, coca cola diversi snack e generi alimentari base nei negozieti dei villaggi, ma a prezzi esagerati per il nepal. Ma come ci arrivano qui e perché cosi cari, è una delle sorprese del nepal che piu mi ha colpito. Qui una buona parte della popolazione non istruita fa il lavoro piu facile da avere se non si ha altre possibilità, e che a volte può anche rendere bene. Il “portatore”
Gente disumana che in ciabatte e quattro stracci addosso si carica nel cestino di bamboo sulla schiena, leverato con una corda alla fronte per fare forza, quantità di roba di qualunque tipo pesantissima, da bombole del gas, casse di birra, pannelli di legno, sacchi di cemento per costruzioni, davvero, qualunque cosa, 60, 80 anche 100kg…
A volte camminano per giorni, da dove finisce la strada fino a un villaggio a 7 giorni di distanza, su e giu da questi tracciati a volte insicuri, sdrucciolevoli o semplicemente pietrosi e ripidi, loro piegati in avanti con la testa che tira e le faccie affaticate. Ma tenevano duro e vedeste come ci davano dentro. A volte erano minuti vecchietti, a volte 12 enni senz altre possibilità, a volte appoggiavano il carico al bastone e riposavano qualche minuto prima della salitona, non capivo come davvero facessero, erano penso contro le leggi della fisica… 100kg!!!!














Ne abbiamo incrociati parecchi ogni giorno, che scendevano come capretti tagliando i tornanti sul ripidissimo saltando da una roccia all altra.

Tra un villaggio e l'altro potevamo goderci il panorama mutevole con l altezza, e come cambiava velocemente anche il tempo con l altezza, a volte vedevi i nuvoloni formarsi a valle e il vento li portava lentamente, fin che si ingrossavano e scurivano, verso l alto dove spesso eravamo noi, si trasformava da una fornace a un frigo con ventola accesa e nebbia con visibilità 10 metri







a volte da ponti a cui non vedevi la fine, a metà strada, dovevi tornare indietro perché buoi e yak di certo non li spostavi e non volevi neanche spintonarti con loro





Oltre ai tanti portatori, per le grandi spedizioni si usavano diversi tipi di animali, a volte gruppi numerosissimi di muli, a volte buoi e a volte i famosi “yak”, una razza di buoi che si sono evoluti per vivere a queste altezze, con lana intorno al corpo e 5 volte tanto i globuli rossi dei cugini buoi per protare in giro per il corpo il poco ossigeno presente.
Tante galline, tante capre, spaparanzate all ombra o enormi greggi che ci bloccavano per 20 minuti fermi ad aspettare la fine del loro passaggio.












Per fortuna ci avevano consigliato che quando vedevamo una colonna di animali, soprattutto yak, di schiacciarci sulla parte della traccia a monte, o c era il rischio di essere colpiti da essi e lanciati nel vuoto in qualche precipizio... il pericolo c era davvero






La nostra routine cercavamo di tenerla costante per tutti i giorni. Sveglia alle 5:20 di mattina, colazione con caffè e biscotti, chiudere sacco a peli e preparare lo zaino con partenza tra le 6 o le 6:30 quando il tempo era sempre bello, fino intorno alle 11 dove ci fermavamo a pranzare cucinandoci qualcosa col fornelletto o in qualche “teahouse” locale dove servivano sempre cibo locale a pochi euri. Acqua e sempre acqua, dovevamo purificarla ogni giorno con un agente chimico e a volte ci versavamo qualche polverina al limone o all arancio ma era un lusso riservato per i pochi giorni che sapevamo sarebbe stato faticoso. Purtroppo qui non è la Nuova zelanda, dove i fiumi alla foce erano quasi puri come al ghiacciaio, troppi villaggi, troppi abitanti e i fiumi non erano puliti abbastanza.

Camminavamo dopo pranzo solitamente fino alle 3 del pomeriggio dove solitamente i nuvoloni ci coprivano il cielo e cercavamo riparo, una stanza dove poterci riposare per il pomeriggio e con un po di fortuna, goderci il sole rimasto prima che tramonti dietro le alte montagne in cornice, cercavamo di dormire a valle per goderci le temperature decenti fin che potevamo.
Nelle guest house dei villaggi la vita era davvero rustica. C era solo elettricità generata da microcentrali fatte da mulini generatori nei ruscelli, pochi watt per casa, il bagno se non era lattrina era una turca in un gabbiotto di legno mezzo aperto, cosa pesante quando tira il vento freddo. La doccia era un secchio d acqua fredda, l acqua corrente non c era quasi mai e uscire dalla camera la sera per lavarsi i denti dal secchiello era un trauma. Peggio ancora la mattina per lavarsi la faccia. 5 gradi e il classico sereno gelido dopo la tempesta. Era sempre bagnato perche quasi tutte le notti c erano temporali che scaricavano pioggie potenti per qualche ora per poi schiarire all alba.
Le stanze a volte erano carine, diciamo simpaticamente tipiche, con le porte che non scivolavano mai bene nelle loro cornici, muri di grosse pietre accatastate una sull altra senza cemento e con gli spiferi, a volte rivestiti con i fini pannelli di legno che avevo visto sulla schiena dei portatori.
I bagni in verità nelle case non esistevano proprio.




Un giorno per un errore di calcolo e della mappa, decidiamo di proseguire dopo le tre, pensando di poter trovare qualche camera qualche km piu avanti. Quando chiedevamo ci rispondevano sempre “”Kinja,..Kinja” e per fortuna il tempo non cambiò, ma fu una collezione di 11 ore di marcia, eravamo belli fusi e siamo arrivati verso le 18:30 all ora del tramonto, dove abbiamo subito mangiato e crollati nel sacco a pelo.

Come già detto la sera diventava fresco, non c era ne Tv, ne radio o internet. Conservavamo la batteria dell ipod per le salitone dove serviva un po di supporto morale e vi assicuro che alle 8 di sera non volava piu una mosca. Tutti gli abitanti erano a letto o intorno al forno tipico locale dove cucinavano per godersi l ultimo calore rimasto prima di coricarsi. Noi, vista l assenza totale di qualunque cosa da fare e il buio, cercavamo di leggere con la torcia frontale, ma durava poco, la stanchezza e il tepore del sacco a pelo ti facevano crollare in pochi minuti.
Il giorno dopo dovevamo passare da 1500m salire ad un passu di 3700 e poi riscendere a 1600, tutta in salita costante ripida, ovviamente lo abbiamo diviso in 2 giorni o saremmo davvero morti.
Una volta arrivati a 3500 metri, con noi che non vedevamo l ora di vederci il panorama, si creò il nebbione istantaneo, le nuvole ci coprirono e arrivò un vento freddo.
Il passo di Lamjura, a 3640m, era bello e corredato da bandiere di preghiera ma invece di mettermi una giacca cercai di salire in fretta sperando che dall altro versante fosse meglio, ma era uguale e io mi presi un bel raffreddore.





Siamo poi scesi a 2700 metri ad un villaggio sherpa, il primo vero villaggio buddista tibetano, con totalmente diversi lineamenti, colore di pelle, usi e costumi dei nepalesi hindù.
A jumbesi si trovava infatti un grosso tempio dove per il giorno seguente era prevista la visita di un importantissimo lama, reincarnazione di un maestro avanzatissimo.
Il villaggio brulicava di monaci eccitatissimi e anche tutta la popolaziione lo era, era la prima volta che da turista alieno nessuno mi dava tanto bado.
Era tutto pieno in giro e il giorno seguente abbiamo potuto vedere davvero una bella cerimonia, tutto il villaggio era fermo in piedi in attesa del lama, lungo la “strada” principale, con le mani giunte che reggevano il fazzoletto tipico di benvenuto da mettergli “virtualmente” intorno al collo.
Chi era seduto ai lati teneva una specie di rosario e pregava, si sentiva la campana del tempio suonare ed era pure una bella giornata di sole. L atmosfera mistica davvero contagiava, non c erano distrazioni, era davvero il posto perfetto, silenzioso e naturale dove mi ero sempre immaginato questi monaci potessero veramente meditare in pace.






Cominciavamo a capire perché dicano di prendersela con calma, la salita ti uccideva di fatica e la discesa le dita dei piedi sempre “impuntate” nella scarpa, e le ginocchia. Tratti piani erano forse il 5% della traccia nei primi giorni. E ci mancavano altri 2 passi intorno ai 3000m per arrivare nella valle dove cominciare a salire lentamente a nord seguendola.
In quei momenti pensavo qualche volta a quante notification potevo avere in facebook, a cosa succedeva nel mondo, a una pizza col salamino, a una doccia calda in un bagno chiuso da spiferi, alla sensazione di una redbull ghiacciata che scendeva attraverso la gola in un sol sorso, a tutta la cioccolata e cibo e polverine zuccherose per la noiosa acqua che pesavano negli zaini, ma che avevamo deciso di risparmiare per sopra i 4000m dove ci sarebbero serviti di piu, a quanto mi sarei gustato il primo Mars

Il tempo era pazzo, pazzo davvero, il nostro benestare dipendeva solo dalla presenza o meno del sole, qualunque fosse l altezza. Anche a 3500m col sole c era un gran caldo, senza di esso era sicuramente nebbia e vento freddo.
Qualche volta ci prendavamo una mezza giornata libera, in qualche posto particolarmente bello e panoramico non ripartivamo dopo il pranzo, e ci sedevamo al sole a leggere o semplicemente a osservare intorno.
Con niente da fare o con cui distrarti, era curioso osservarsi bene intorno, vedere come vivono qui in mezzo al niente, senza elettronica ne musica, pieno di animali ovunque, niente recinti, capre, vacche galline in giro per i sentieri e le case, spesso anche le cucine quando c erano. Di conseguenza anche i loro escrementi erano ovunque, quelli di vacca ben schiacciati e messi sulle pietre ad asciugare al sole.
Il contadino che urla al bue il quale tira il vecchio aratro e che ci saluta sorridente,




i giovani che spaccano le pietre con martelli giganti, quelli seduti intorno che le scalpellano per farle quadrate e gli altri che salgono direttamente con i muri



Qui farsi una casa era semplice come dirlo, anche grazie ai portatori che portano sulle spalle le lastre ondulate di metallo per fare i tetti che vedete nella foto sopra, le case vecchie (di qualche anno) i tetti li hanno di pietre… un piccolo terremoto o cedimento e le famiglie spariscono



Una volta superati il taksindo pass e il kari-la pass, entrambi intorno ai 3000, erano passati 9 giorni e finalmente potevamo continuare a risalire la stessa valle, seguendo il fiume Dhadikoshi Nadi, poi uno dei suoi affluenti fino al ghiacciaio dove nasceva… in una settimana di cammino!!
La cosa mi diventa molto piu facile con un fotoblog






Tra merda di yak, capre, vacche e cavalli, con la pioggia notturna si impaltanava tutto bene fino a farti sprofondare per qualche centimetro... nella merda... le foto purtroppo no





Una grossa ruota di preghiere con le frecce che indicano a noi occidentali il verso in cui girarla e di passare a sinistra (senso orario) di essa per evitare di sbagliare e attirarsi la malasorte


Una grossa roccia scolpita di preghiere




Le ruote di preghiera viste da vicino all interno dell arco di entrata di un villaggio buddista



Il ponte vecchio e quello nuovo, a voi la scelta
Una parte panoramica della traccia
La porta con le ruote di preghiera da girare in senso orario per la buona fortuna


Takhsindo pass, 3040m




namche bazar (3440) il villaggio piu grosso di tutto il trekking, dove dopo 12 giorni di cammino abbiamo finalmente trovato la doccia calda e qualche sfizio culinario, perfino un tubo di pringles!!!







Il forno tipico in ogni cucina sherpa, questo nuovissimo ma non sognate, spesso molto piu decrepiti e sporchi. E in altezza se il legno non c è usano la merda di vacca


Una farfallona grossa come una mano che non potevo fare a meno di fotografare


Una altra vista dal templio di Tengboche






Puntanto la vetta dell Everest, il nostro primo avvistamento dopo l ennesimo passo e aver cambiato versante della montagna dove salivamo





Un altro stupa e preghiere in mezzo al nulla durante il trek


Una delle tante salite per un passo a circa 3200m, particolarmente bello e fresco senza vento, pieno di capre che cazzeggiano e che ci guardano curiose

Una porta di passo con le solite ruote di preghiera che giravamo sempre per una buona fortuna nel nostro "journey"
Jiri-Everest b.c. trek

Una delle camerette, questa bella, sul Karila pass a 3100m con vista pazzesca durante il caffè mattutino ancora nel caldo sacco a pelo




un simpatico sviluppo delle corna di questo bue


Qui si vede bene la tecnica costruttiva... assemblano i serramenti e ci costruiscono l "edificio" intorno usandoli come "serramenti portanti", niente fondamenta, il cemento fatto con un terriccio locale (spesso senza) e le pietre fatte diventare "parallelepipedi" scalpellandole a mano una per una (a volte lasciate semigrezze e fatte combaciare con la tecnica tetris). ovviamente i serramenti resteranno gli stessi per sempre, un futuro "aggiornamento" o ammodernamento è impossibile se non demolendo il tutto.




Un ristorante per trekker occidentali in fase di costruzione avanzata, in una settimana sarebbe stato quasi ultimato a parte il tetto... incredibili lavoratori i nepalesi spaccapietre, altrettanto duri come i portatori (probabilmente fanno entrambi i lavori)







Vista delle montagne innevate dal Templio di Temboche (3900m), sicuramente il villaggio buddista tibetano piu bello che abbiamo visto


zoom sulla vista da Temboche


Vista da Temboche con l everest (8848), Lothse (8516) e Lothse shar ben visibili grazie all aurea di neve ventata intorno alle vette. A destra, semicoperto dal sole è l Ama Dablam (6848), una vetta alpinistica molto piu dura dell Everest da raggiungere


Dusa, un villaggio di tre case, letteralmente tre!! Con i pascoli per gli animali chiusi da recinti di pietre accatastate l una su l altra invece del filo spinato... tutta la traccia per kilometri era di pendenza leggera e costante tra i 4100 e i 4600m, con solo qualche roccia qua e là, con panorama da urlo e terreno facile, se fosse innevato sarebbe la miglior discesa in snowboard mai vista, lunghissima e senza pericolo valanghe.. ho davvero sognato ad occhi aperti... peccato che per arrivarci bisognerebbe camminare per 10 giorni!!



Un gruppo di Yak appena dopo il Tokla pass a 4910m, uno dei tantissimi gruppi incontrati nel senso opposto (scendevano) che riportavano indietro tutta l atrezzatura usata dalle spedizioni appena finite per la vetta dell Everest. Davvero tanta, tanta roba, tra l atrezzatura personale degli scalatori e di gruppo per i vari “Camp” durante l ascesa. In effetti, informandomi con le persone incontrate durante il trek, ogni pomeriggio gli sherpa, che arrivavano sempre prima dei poveri distrutti e affannati “bianchi”, montavano tende, tendoni, tenda “toilet” e cucina, e preparavano i loro pasti… portavano a spalle anche le loro pesanti bottiglie metalliche per l ossigeno e le scale d alluminio per fargli superare i crepacci… hai capito che lusso anche a 8000m?? ogni persona della spedizione pagava tra i 40 mila e i 65 mila dollari americani, dipendentemente dai confort e dalla compagnia scelta. La spedizione mista indiani-americani con cui ho parlato era fatta di 16 scalatori e 45 portatori sherpa!!!!! Dopo il campo base (5400m) doveva essere tutto portato da loro per l impossibilità degli yak di superare gli ostacoli del ghiacciaio.. come dicono e criticano oramai tutti i migliori scalatori mondiali, oramai l Everest è diventato un triste businnes fatto a discapito dell inquinamento ad alta quota prodotto dalle tantissime spedizioni, e tanta gente esaltata e inesperta ci muore, e ci lasciano la vita anche tanti sherpa attirati dagli alti guadagni.





Vicinissimi all inizio del ghiacciaio. Il paesaggio era desertico e polveroso, neanche un albero o pianta, niente piu uccelli o farfalle colorate, tanto silenzio. Il sole scottava davvero, quando però veniva coperto dalle nuvole bisognava vestirsi in fretta per non farsi congelare dalle brezze che scendevano a valle.


L ultimo passo del trekking, il passo di Lobuche (5140) che maledetto anche lui era ripido e dal terreno difficile, sassoso e polveroso dove ogni passo sembrava una maratona e alzare la gamba per metterla sul prossimo sasso, per poi con essa spingere in alto il peso del proprio corpo piu i 20kg di zaino ti faceva imprecare, e guardare in su e vedere quel passo, cosi vicino ma cosi sempre alla stessa distanza a volte logorante... e sti animali giganti che volevano sempre passare dove ri tu e che di sicuro non ti lasciavano strada, facendoti sempre mettere in posizioni da equilibrista senza equilibrio per evitarli non addolcivano la situazione. Carmen, 45 kili di donna con almeno 12 di zaino sempre davanti, mai un lamento, mai giu di morale, i miei complimenti.






Dopo il Lobuche pass, intorno ai 5100m, contenti ma sfatti, camminando lentamente in fianco al ghiacciaio nascosto da sassi e polvere sulla nostra destra, sulla via per arrivare a Gorak Shep, l ultimo villaggio dove poter dormire in una "stanza". Fermarsi ogni 20 minuti di cammino per prendere respiri lenti e profindi che facevano bene ai polmoni, ma anche al cuore con spettacolari viste a 360 gradi di un panorama inedito ai nostri occhi







Nel rifugio di Gorak Shep (5160m) dopo il tramonto diventava davvero freddissimo e vista l assenza di alberi o qualunque tipo di legno da bruciare per scaldare (solo la sala dove si mangiava) bruciavano in una piccola stufa (dove cucinavano e bollivano l acqua) la merda di Yak, schiacciata ed asciugata al sole. Era da tanto che mi chiedevo perchè la gente raccogliesse queste merde giganti, le schiacciasse e le mettesse sui muretti al sole ad asciugare... ovviamente con le mani con cui le lanciavano sul fuoco poi cucinavano il nostro cibo, e mica si lavavano le mani prima, l acqua era un bene prezioso ed era portata nelle taniche sulla schiena dei Porter, non da sprecare ogni 5 minuti!!! L energia elettrica veniva da accumulatori caricati da pannelli solari e anche quella preziosa e da risparmiare. Anch io avevo il mio pannello solare da zaino per caricare le batterie del Gps e ogni tanto l ipod visto che non c era possibilità di caricarli in altro modo, per fortuna avevamo 2 macchine fotografiche visto che in un trekking di 22 giorni saremmo rimasti senza batteria e di conseguenza senza foto!!!!







Uno dei tanti laghetti glaciali sulla via del campo base, oramai sopra i 5200m, quell acqua faceva venire i brividi solo a guardarla, in quelli piu grandi si sentivano i rumori del ghiaccio che col caldo dell estate si crepava, e con un po di fortuna e pazienza, a volte si staccavano grosse porzioni sui lati e cadevano appunto nel lago facendo un gran frastuono. Con il silenzio che c era il rumore era impressionante, e le dimensioni dei pezzi di ghiaccio e gli spruzzi derivanti dalla caduta li rendeva eventi spettacolari





Finalmente, dopo due ore e mezza da Gorak Shep camminando in fianco al ghiacciaio su un terreno duro di sassi, e ghiaccio affiorante arrivo al campo base da dove partono le spedizioni per la vetta. Erano ancora rimaste due spedizioni anche se la stagione era chiusa, sperando per loro che qualche finestra di bel tempo si fosse aperta.


Salendo fin dove potevo senza ramponi mi sono gustato la bellezza dell interno del ghiacciaio fatto di piccoli crepacci attraversati da ruscelli estivi che lo scavavano e facevano prendere ad esso queste forme artistiche. Poi ha cominciato a nevicare a piccoli fiocchi che si scioglievano appena toccavano terra. Ho dovuto sedermi e gustarmi il momento perfetto, nessun pensiero, nessuna preoccupazione, respiravo piano l aria fina in mezzo al ghiaccio, a gustarmi la neve che scende, e ho mandato tutto il mondo a fanculo!!!






Il punto piu alto raggiunto nel mio trek per vedermi il ghiacciaio del PumoRi (7145m) dietro a Kala patthar


La mia vista preferita anche se in foto rende meno di altre, il Khumbu glacier che scende dalla valle a "U" dove si trova anche l everest, fa una curva di 90° e viene verso di me per poi proseguire per chilometri... da togliere il fiato





Ma guarda un po chi è l unica persona che ho incontrato sulla vetta del Kala Patthar a quasi 5600m... un signore sui 50-55 anni, anche lui un po "fumato" che sparava cazzate parlando scoordinato e col fiato corto, e di dov era?? Del Bangladesh!!!! Era li da una buona mezz ora che cercava di riposare per la discesa, accorgendosi che cmq a stare li non ci si riposava molto, anche a stare tranquilli seduti era come privare il cervello dell ossigeno di cui abbisogna visto che entrambi non eravamo acclimatati bene ancora e venivamo la mattina da 4900m...


Una bella foto della vetta dell Everest con uno simpatico cappello


Euforia dopo aver lasciato gli zainoni a Gorak Shep per la scalata alla vetta di Kala Phattar (5550m) dove la vista sarebbe stata davvero 360°. Ma già questa a metà strada era pazzesca con la vista totale del kilometrico ghiacciaio principale e dei suoi "affluenti" belli bianchi e puliti e il tempo straordinariamente limpido.
La salita era ripida e a quell altezza cercare di andare veloce per evitare i nuvoloni del pomeriggio mi fece rendere conto di quanto poco ossigeno c era da respirare. Quando mi fermavo a riprendere fiato (spesso) mi accorgevo che il mio battito non decellerava in fretta come al solito e il fiatone necessitava di qualche minuto per passare, la cosa piu divertente è che mi rendevo conto di non essere lucido, un po in panico senza ragioni, piu o meno la sensazione di esseresi fatti una canna.










La strada del ritorno, ancora fortunatissimi col tempo, vista la bassa stagione e il teorico monsone che non abbiamo avuto



Il ritorno in un bel traversone finalmente, queste linee di su e giù cominciavano a togliermi la voglia di vivere.




Ecco qui una piccola parte dei rifiuti prodotti da una sola spedizione sull Everest. Una buona parte dei sacchi erano pieni di bombole d ossigeno (li ho palpati tutti, curioso com ero) che la polizia dell aeroporto ci vietò di fotografare :)
Questa roba se non fosse per gli svedesi che pagano delle compagnie di sherpa e yak che fanno su e giu (non alla vetta) con questi sacconi (ho visto almeno6 o 7 spedizioni come questa) a portare giu la spazzatura l Everest sarebbe una discarica. Già anni fa ci furono molte critiche da parte di associazioni di alpinisti ai nepalesi e agenzie locali che usavano la montagna come fonte di guadagno senza prendersene cura e lasciando per strada un sacco di spazzatura e bombole d ossigeno per strada abbandonate.
Ma la vedete quanta roba è??? tutta spazzatura!!!! Vi immaginate 7 volte (forse piu) tutta sta roba ogni anno???





Dal base camp, al ritorno, dopo 5 giorni di cammino su quasi la stessa strada dell andata decidiamo di prendere l aereo dopo una deviazione per luckla (2900m) dove non eravamo ancora stati e dove c era una striscia asfaltata per l atterraggio, e dove solitamente i turisti occidentali iniziano e finiscono il trekking che da qui al campo base dell everest durerebbe solo 12 giorni (15 con calma) e che ci avrebbe risparmiato 10 giorni su e giu sulla strada già fatta.
Oltre a questo risparmio era eccitante la possibilità di volare con questi piccoli aerei da 15 posti in questo famosissimo "aeroporto", se cosi si può chiamare, a 3000m che comincia con un muro e finisce su un bel precipizio che non lascia ai piloti la possibilità di sbagliare un centimetro, sia in decollo che in atterraggio, e che faceva cacare addosso i passeggeri.
In effetti una volta vista la pista ci siamo resi conto di cosa si parlava....



Il giorno dopo ci presentammo al check in alle 7:30 per il volo delle 8:30.... nebbia paurosa e tempo brutto... i voli in ritardissimo, con l unica specificazione dell orario "quando si schiarisce"!!! va bene cosi, con quella nebbia era un suicidio atterrare e dopo 6 ore in aeroporto a curiosare su tutto il casino di equipaggiamento e spazzatura accatastati a caso all interno, facendo inkazzare i militari che ci mandavano via, il nostro aereo arrivò... era piu piccolo del normale 15 posti e altra gente avrebbe dovuto aspettare il prossimo... lo chiamavano "taxi dei cieli" ed era solo 5 posti piu pilota e copilota.... prendere o lasciare!!!








Volo superpanoramico ea bassa quota con gli spifferi d aria che mi rinfrescavano la faccia, un po spaventoso e insicuro, nessuno dei 5 presenti disse una parola, tutti abbastanza tesi, ma dopo un oretta atterrammo sani e salvi in quell inferno caldo e umido e inquinatissimo di Kathmandu.

Che altro dire, piu che un trekking è stata una missione, un challenge col nostro corpo, gambe, schiena e la nostra mente, tutto il tempo. Ma ce l abbiamo messa tutta e ne è valsa la pena alla grande. Grazie della pazienza per leggere questo poema, ma anche volendo fare un riassunto è stata lunga....
a di certo non l ultima..... con sto caldo non vedo l ora di tornare tra le montagne innevate e congelate, ognuno è fatto a modo suo, ma io in quei posti mi sento bene, vivo, e mi riempio davvero di felicità...
byeeeeeee

sabato 7 maggio 2011

Bangladesh batte ogni record

Un giorno di metà aprile mi incontrai con 3 amici, Andrea, il ragazzo con cui avevo fatto il viaggio transiberiano, Marco, che avevo conosciuto in Nuova Zelanda, e Cristian, spuntato dal nulla che scappava da un diluvio di due settimane in thailandia.
E giusto per trovarsi in un luogo di incontri eravamo appunto a Kuala Lumpur.
Passammo una una bella giornata su un tetto dell ostello nella chinatown cercando di farsi un idea o un tragitto da seguire, leggendo una guida che già quella ti dice “una volta arrivati in bangladesh la prima cosa che vi chiederete è “ma io cosa ci faccio qui???”




Per cause varie io avevo il volo un giorno dopo di loro, ci saremmo trovati facilmente il giorno dopo nella capitale.
Eh si, facile a dirsi, a dhaka ci sono solo 10 milioni di persone e io non ho ne mappe ne una guida, letteralmente non sapevo dove stavo andando.
Sull aereo oltre a me c era solo una donna dall aspetto britannico e sua figlia sui 12 anni, probabilmente residente nello stato, ma tutti gli altri erano bengalesi, tutti mi fissavano come fossi un alieno ed erano tutti eccitati come bambini, come fosse il loro primo volo.
La hostess gli diceva di spegnere il cellulare 6 o 7 volte e loro facevano sempre finta, ma appena lei girava lo sguardo loro si chinavano nascosti dietro lo schienale a parlare in quel simatico linguaggio, ma dico, gente di 50 anni, che a metà volo, a 10mila metri, tirava fuori il telefono e chiamava a casa a dire che vedeva le nuvole… ma si può??? Che si alzano, vanno in bagno 3 volte all ora, litigano per i posti continuamente perché la scritta “13g” è indecifrabile per loro…

Gli amici che erano già sul posto non avevano trovato internet in tempo e e io sarei presto sbarcato a dhaka, la capitale del bangladesh, “la città del chaos” senza saper dove andare…
Il dramma fu peggio quando davvero atterrai.
Le file per il controllo passaporti sono sempre separate, nazionali e stranieri… quella dei bengalesi era lunga, immaginatevio io nella fila “stranieri” quante persone avevo davanti???
In 5 minuti feci il visto di 50 US$ (bastardi!!), presi il bagaglio e entrai in quel mondo oscuro di cui non sapevo nulla.
L impatto fu terrificante, il peggiore che abbia mai avuto. L aeroporto era piccolo, l uscita era coperta e cancellata tutta intorno, con un entrata e un uscita per i taxi ed era pieno di soldati armati e al di fuori di tutto il perimetro della cancellata era schiacciato di umanità… non c era una fessura dove potessi veder fuori dall aeroporto perché la folla si spingeva a vicenda sui cancelli, giuro sembrava di essere in resident evil, non per offendere ma sembravano tutti zombie che emettevano strani versi a voce rauca, migliaia, dietro di loro, il polverone del traffico tra lo smog dei vecchi diesel e i clacson.. quelli erano un incubo, centinaia di clacson che mai perdevano un colpo… le donne tutte con il burka chiuso, i taxi erano macchine private ma che rottami cosi non li avevo visti neanche in marocco, spesso con i finestrini rotti e ammaccature che cambiavano la forma del telaio, i soldati continuavano a fischiare a taxisti e loro a suonare il clacson, e vi assicuro che ogni songola persona che c era intorno dopo pochi minuti stava guardando me, quel ragazzone bianco cadaverico un metro sopra il piu alto presente sul posto, con gli short billabong e il cappellino e lo zainone colorato… sembravo uno di quei teenager australiani a bali…
Sono sicuro che tutti pensavano avessi sbagliato aereo e io davvero non avevo idea di cosa fare..
Non sarei mai uscito a piedi dall aereoporto a cercare fuori un mezzo, li no, ovunque ma quello davvero mi sembrava uno scenario a cui non ero preparato, quel chaos non l avevo mai visto neanche in vietnam, lo smog, i clacson e i morenti di fame ammassati sui cancelli mi convinsero a cercare di riprendere coscienza e cercare qualcuno che parla inglese, trovare qualche info e andare da qualche parte senza farsi fregare troppi soldi…
Trovai un aiuto, parlava un inglese scaltro, sembrava un buon uomo e mi diceva “”fidati di me!!”, aveva tutte le caratteristiche dell inculata per turist fai-da-te… da vero cazzaro mi misi nelle sue mani, in quel momento volevo solo sparire da quel chaos di umanità e clacson, in qualche modo poi me la sarei cavata poi.
Contrattato un buon prezzo mi faccio portare nella zona piu ricca della città, gulshan, dove gli hotel erano decenti anche se un po piu costosi.
Pensavo di essermi fatto passare le paranoie del primo impatto ma una volta usciti dallaereoporto la situazione peggiorò, la macchina era una vera carcassa e l autista, ma lo ritengo piu un pilota, con una mano fissa sul clacson e l altra che sbatteva ad intermittenza sull esterno della sua portiera, i finestrini erano tutti totalmente aperti o mancanti e potevo vedere a quattrocchi tutti quelli nelle auto intorno praticamente appoggiate, eravamo schiacciati nel traffico dell autostrada all ora di punta, gli autobus non avevano i fanali posteriori, gli angoli erano ammaccatissimi e le fiancate piene di grattate profonde che svelavano i vari strati di vernice dati malamente, e anche loro suonavano.





Io non ero su un auto, era un agglomerato di cartocci che si muovevano insieme per spinta e trazione,intanto l amico scaltro vista la lunga attesa mi spiegava del bangladesh, del suo governo corrotto, e di come dire bene “asalamu alaikum” (che Allah sia con te, cosi mi ha tradotto) per far contenta la gente del posto, e di certo io li non volevo far inkazzare nessuno
Sapevo che i prezzi in bangladesh sono tra i piu bassi al mondo, m avesse portato a un 5 stelle erano forse 15 euro a notte…
Ero stanco, era tardi e non sapevo ancora come incontrarmi con gli altri, presi il primo con un bello sconto dopo avergli raccontato che a 31 anni avevo appena finito l università e da ex studente ero senza soldi, spremevo centesimi di euro al povero indiano… mi sentivo il piu basso scalino della piramide dei taccagni e dopo un po mollai.
Mi collegai in rete e lessi il messaggio degli amici… ci vediamo domani mattina in stazione dei treni, abbiamo preso anche il biglietto per te…
Ovviamente avevo scelto male, ero dall altra parte della città, mi sarei svegliato presto ma volevo uscire giusto un oretta e vedere che disastro mi si poteva presentare e vedere se finalmente potevo mettere qualcosa nello stomaco.
Era peggio di quello che potessi lontanamente immaginare… sporco mai visto, pieno di gente che dorme sui marciapiedi, sporchi, i mercatini erano quasi impraticabili dalla massa di gente che mi fissavano e se mi fermavo piu di 30 secondi mi accerchiavano, e vi giuro tutti la stessa domanda…”country..country???”…. italy!! Ooooh ooooh italy!! La gente comiciava poi una fila di presentazioni e dovevo stringere la mano a loro e tutti i loro amici e ascoltare i loro nomi, cercare di ripeterli, dire il mio e sentire ancora “oooooh ohhhhh”, essere l unico bianco in mezzo a tutti loro che ti guardano dopo un po mette davvero in soggezzione, paura no, sorridono tutti, non capiscono cosa cazzo ci faccia un bianco in quel posto, forse sono andato a passeggiare nel bronx ma era pazzesco… stavano costruendo dappertutto, piani di case di mattoni rossi e pieni che andavano su a caso, ragazzini di 12 anni che alle 9 di sera erano in equilibrio al primi piano che tagliavano i ferri che uscivano dal cemento con il flessibile, donne magrissime con la faccia scarna che ti fissano, gente che senza gambe si striscia per terra per l elemosina, palazzi in via di demolizione e mattoni, mattoni dappertutto, attraversare la strada dovevi essere davvero coraggioso, i camion non vogliono rallentare e suonano le trombe appena vedono qualcosa che ostacola la via e i tuoi muscoli si congelano alla frequenza di quel suono, odori strani, e ancora gente che suona il clacson, e gente che invece di spostarsi o lasciar passare suona il clacson anche… era l immagine che ho sempre avuto di Beirut dopo la guerra, mi sentii davvero di voler teletrasportarmi indietro a KL.
Un bel pasto e via a letto, il giorno dopo avrei avuto tre altri amici con cui condividre quest avventura senza senso.

Alle sei e mezza avevo una di quei “”tuk tuk” bengalesi, api piaggio “”adibite” artigianalmente al trasporto delle persone.
Gli dissi il nome della stazione dei treni, 40 minuti di terrore, contromano, inchiodate per evitare i pedoni pazzi che attraversano e 80 eurocent ero in stazione.
Durante il tragitto mi accorsi di tutti quei trisciò con ragazzi e vecchi supermagri che caricano fino a 2 persone sul retro scomodisssimo della loro bicicletta e pedalano sotto il sole e nei 38° superumidi della città… per pochi centesimi a corsa… vidi una povertà che stava andando a lavorare presto, a spaccare i mattoni seduto all ombra di un ombrello per forse9-10 ore, vidi davvero tanta miseria, vidi che davvero per strada non c erano regole, nessuna, ne il senso di marcia, gli stop, mai visto un semaforo, la regola era “se ci passi, infilati, pian piano il tetris di auto, gente e trisciò ti aprirà una via”
Le situazioni che si creavano alle rotonde mi lasciarono senza respiro, i tassisti marocchini in questo stato soccomberebbero presto.
Nel momento in cui arrivai in stazione e uscii dalla gabbia della mia ape miracolosamente illeso, la gente mi circondò di nuovo, tutti mi sorridevano e mi facevano domande in bengalese…
Country?? Country???..italy!!!…ooooohoooooh!! cercai di trovare il binario del treno sperando che gli anche gli altri fossero in anticipo e mi si attaccò un lebbroso… mi mostrava le sue braccia mezze aperte e malate per elemosinare, poi arivò un polizziotto e comiciò a bastonarlo senza esagerare, giusto per mandarlo via, anche la gente normale cercava di allontanare i bambini che mi seguivano a mani aperte, sembrava che tutta la gente “normale mi sorridesse e cercasse in qualche modo di mettermi a mio agio. Abituatomi un po alla folla cercai di essere gentile e vedere se potesi comunicare e avere info e pian piano spuntava sempre qualcuno che parlasse inglese, le solite domande di routine, presentazione e poi ti aiutavano a prendere il biglietto, pagare i biscotti, accompagnavano nei posti desiderati, almeno dalla gente del posto cominciavo ad avere un buon feeling.
Arrivarono i tre cazzari e andammo a far colazione. Il lebbroso tornò alla carica e ci girò intorno per un bel po, scacciato poi dalla gente.
Finalmente eravamo sul treno per Chittagong, lontanissima città al sud del bangladesh vicino alle uniche “montagne” (1000 metri) dello stato, vicino al confine con la Birmania (Myanmar).
Sette ore di treno in prima classe a poco piu di 3 euro… spremute d arancia e bicchieri di cristallo… no, tutt altro, filtri di sigaretta e immondizia sul pavimento, tavolino sporco e appicicoso, sedili rotti ma comodi.


Tra un chà, (latte e thé) e un panino con polpetta verde fluorescente, tante storie da raccontarsi a tanto tempo per farlo, mi spiegarono dove stavamo andando.
Io davvero sono entrato in questo stato senza neanche una info, confidando nel piano di chi aveva letto le guide visto che su internet non si trovano tante discussioni su “viaggi in bangladesh”
Dal finestrino scorrevano le prime vere immagini del bangladesh fuori dalla capitale (non che quella fosse pulita e ordinata) con ancora piu sporcizia e povertà. Ancora una volta retavamo a bocca aperta, prima e dopo le stazioni c era un vero e proprio villaggio fatto sui binari dove (suppongo e spero) non passano i treni, mercatini di verdura messa per terra tra i due binari (senza niente sotto!!!) in fila, bambini che giocavano a cricket con strumenti e palle ricavate dall immondizia, le donne stendevano i vestiti ad asciugare e dei barboni ci dormivano in mezzo, i bambini piu coraggiosi saltavano dentro le carrozze in corsa con dei cestini con delle pietanze strane e irriconoscibili che ti davano con le loro mani nere e sporche di grasso, noi ovviamente le mangiavamo, e poi, cercando di raccimolare il maggior numero di centesimi possibile, rischiavano la morte saltando dal treno prima che accellerasse troppo col cestino di pietanze che probabilmente sarebbero rotolate nell immondizia per poi essere raccolte e offerte ai passeggeri del prossimo treno.
I piu poveri, si facevano delle baracche di bamboo con del nylon nero per impermealizzarle e ci vivevano con la famiglia, fin qui ok, se non per il fatto che il treno ci passava a meno di 30 cm.
Non so la frequenza dei treni qui, ma i loro bambini dormivano con la testa a 40 cm dalle ruote giganti ferrose e fischianti di un treno che ogni 3 ore li assorda per 5 minuti…
Questo era davvero il più disperato posto dove avevo mai visto dormire una persona…



Dopo le 7 ore di treno avremmo dovuto prendere un bus serale che andava in una città in collina vicina al confine, con un bel panorama sul lago.
Anni fa era una zona di trafficanti di armi e droga appunto con i confinanti birmani e ora era cmq zona sicura, servivano però dei permessi fatti dall autorità ai quali dovevi presentarti e spedire i fax a polizia e altri enti per avvertire che “stranieri arrivavano” e per saper sempre dove sei in caso di problemi.
Ovviamente io non l avevo fatto essendo arrivato il giorno dopo e sicuramente c erano due check point da superare dove li avrebbero controllati..
Feci un foglio di carta con scritto i miei dati a penna, aggiungo la fotocopia del mio tesserino sanitario giusto per rendere la cosa un po piu confusa, i foglietti dei fax e scontrini vari erano già tanti, cambretto tutti insieme come un bel grappolo di fogli e scontrini e sperai sarebbe funzionato, siamo dopotutto in bangladesh, neanche un commercialista ci avrebbe tirati fuori qualcosa da quel casino di carte.
Il primo problema da risolvere una volta scesi dal treno era andare alla stazione degli autobus. Cercammo ancora una di quelle economiche api verdi, il tipo ci capi e ci disse di salire.. ma come.. tutti e 4 con gli zaini?? Si si.. uno davanti con me…
Penso sia stata una delle cose piu pericolose mai fatte, a volte agghiacciante come evitava gli incidenti di qualche centimetro, la gabbia che ci chiudeva dentro aveva si la sua funzione, l urto non era un ipotesi lontana, ma neanche ad Hanoi avevo visto una cosa del genere, e in 5 persone come sardine era peggio, forse nel video ridiamo, ma i primi 10 minuti furono da shock

VIDEO

Saliamo poi sull autobus per Rangamati, appunto questo paese sul lago di una forma simpatica e strana piena di baie.
Se la loro guida spaventa di giorno immaginatevi di notte, fanali con la potenza di due alkaline “”doppia A”sedili piccoli e scomodi, aria polverosissima, strade decrepite a una corsia asfaltata, all incontro di un camion o bus nell altra direzione il bus sarebbe sceso sullo sterrato per metà inclinato quasi a 45° su un lato che suonava ai ciclisti e pedoni ai lati ma che sempre accellerava sfiorando sia loro che l'altro bus.
Non so come, forse la stanchezza, stavamo dormendo, quando ci svegliarono ci dissero “”chek point foreigner!!”
OK, incrociamo le dita, anche perché se non funziona che cavolo faccio?? Dove vado a quest ora in questi posti??
Una volta controllati i passaporti e fattoci firmare il check-in guardano i permessi e io li fisso… girano e rigirano i fogli, provano a capirci tra le ricevute dei fax, tutti quei fogli scritti a penna e gli scontrini e si guardano perplessi.. erano piu concentrati a fissare noi, a volte anche i militari ci si piantavano a 20cm fermi immobili a fissarti col sorriso, senza dir niente, e se tu li guardi negli occhi mica si girano, ti sorridono ancora di piu.. e poi ovviamente dopo qualche secondo “”country..country??” italy… ooooh oooohh
Lo supponevo, robe fatte alla buona, forse non sapevano leggere bene neanche il nostro alfabeto, passai il check point e mi misi il cuore in pace.
Una volta arrivati era tardi e volevamo mollare gli zaini in qualche stanza e riempirci gli stomaci.
Basta stare in un posto 5 minuti e qrriva il buon samaritano che parla inglese e ti da info su dove trovare da dormire a prezzi da barboni e ci porta anche.
Lo so che sembra una di quelle cose a commissioni tipiche in sud-est asia ma qui la gente, sempre, davvero quando vede un turista cerca, se può, di dare una mano per benevolenza senza mai chiedere ne mance ne soldi. Ovvio che camerieri e tassisti fanno eccezione, quelli in tutti i paesi cercano la mancia e a volte la chiedono, i bambini che ti chiedono di fargli vedere le foto o di comprargli un gelato, ma la maggior parte della gente ci sorrideva e ci dava info, a volte anche troppe, a volte a dire il vero non riuscivi piu a staccarteli, ma erano troppo gentili per scappare.
I posti e le viste purtroppo non erano cosi belle come la popolazione, era tutto davvero sporco, le strade, la gente locale, l acqua del lago e le rive piene di immondizia… questa gente sulle barche che tiravano su le reti, gente che pialla manualmente il legno seduto al sole nello sporco, barche di legno semi affondate con motori recuperati da vecchie automobili senza però tenere la marmitta creando un rumore assordante, case tenute su da bamboo a volte alti 10 metri, miseria, polvere, smog e in certe zone anche il maleodore.
Per fortuna la camera era bella e pulita con vista lago sporco. Qualche bella foto al tramonto però sono riuscita a farla, penso l unica foto fatta in questo paese che si possa definire “bella”








Siamo anche andati a fare un tour con visita di templi buddisti, cascate, villaggi tribali mezzi birmani con decorazioni facciali e anelli e bastoncini in orecchie e naso.. mah… proviamo…
Si confermò all unanimità il peggior tour mai avuto che valeva giusto i pochi euro pagati per esso.
Dovevamo persino presentarci il giorno prima alla polizia mostrare i nostri permessi falsificati e portare con noi per il tour 3 di loro con fucile dietro per la nostra sicurezza e come guardie del corpo. Già li suonava male, perché mai avrebbero dovuto servirci 3 sbirri armati?? E le cascate?? Erano senza acqua!! Ma come?’chiediamo a uno degli sbirri, ma che cascate sono?? E lui ci dice “”eh no, ma vedi lassù, da li cade l acqua durante i monsoni!”… ok, bello, senso dell umorismo almeno, i monasteri e templi buddisti non oso postare le foto, un capanno di banda sopra un po di paglia per coprere le bottiglie di plastica, almeno i villaggi erano carini, alla fine abbiamo dovuto pagar da mangiare a 3 inutili polizziotti che han giocato con le scimmie tutto il giorno e si mettevano in posa per stare nelle foto







Andare a mangiare stava diventando un problema, non ci si capiva bene e a volte arrivavano cose strabilianti. Una volta un simpaticissimo vecchietto ci fece una conferenza, con decine di passanti fermi a fissarci come pubblico, di come il suo fosse il “best rice in bangladesh!!” e da cazzari la sera tornammo da lui per cena.
Orgogliosissimi di averci e del pubblico di gente che ci fissava ci portò un assortimento di 2 kili di riso bianco e scodelle con diverse pietanze sconosciute.
Noi seduti che fissiamo tutta sta roba con sguardo smarrito e il vecchietto e tutti i camerieri e qualche passante intorno che ci fissano come aspettassero il nostro “”mmmmmm, veryy goood!!””dopo il primo boccone.
Maa.. mi scusi, ma ci può portare i cucchiai??
No no, in bangladesh si mangia con le mani!! È buono!!”

I pesciolini volarono, erano l unica cosa buona, ci sforzammo di mangiare il bianco e senza gusto riso, una magra coscietta di pollo in un curry che solo un piccolo morso e mi bruciavano pure i piedi, era tutto piccantissimo, un uovo con le bolle arancioni, e tutti li intorno, giusto appoggiati sui nostri schienali li ad osservare cosa fanno questi alieni bianchi, se mangiano anche loro con la bocca, cosa si chiedessero veramente non lo so ma mangiare tutte le volte cosi non era possibile.
Mosche, polvere clacson e gente che spacca mattoni e pesca pesciolini malati nel lago sporco…
Per l ennesima volta ci chiedevamo cosa ci facessimo in bangladesh, dobbiamo scappare, ci sarà un posto tranquillo da qualche parte.
Da lì fu un susseguirsi di cazzate e decisioni avventate durante attacchi di claustrofobia da folla e chaos.
Ci trovammo cosi, dopo i soliti bus e tuk tuk, a camminare in un villaggio in collina cercando di farci 2 kilometri in salita cercando di arrivare ad un resort appena dietro l angolo ma isolato dal chaos. Una volta arrivati era buio, poi una volta detto il prezzo esagerato subito decidiamo di tornare in paese a piedi e trovarne uno a prezzo decente.
La discesa fu fantastica, buio nero, pochissime luci elettriche viste a distanza nel paese, le nostre torce puntate su dove si metteva i piedi e uno strano ragazzo bengalese campagnolo che ci seguì tutto il tempo con un bastone in mano sorridendo… mah… che gente strana, che posti strani…


Continuavamo a muoverci sperando che il prossimo posto fosse meglio e di trovare qualcosa da mangiare che sia riconoscibile e non piccante da farti infuocare e megari rilassarsi.
Anche se del mare ne avevamo tutti le palle piene non ci era rimasto altro da visitare,la famosissima (in bangladesh) spiaggia tipo australiana lunga 150km di sabbia bianchissima che pullula di vita e di turisti. Atutti noi questa descrizione ci sembrava tanto una di quelle truffe tipo le cascate senz acqua, ma che fare?? Se è così larga e lunga ci sarà un pezzo senza milioni di persone, sporcizia e clacson, valeva la pena di provare. Almeno un paio di ristorantini con un menu, magari in inglese, che non faccia solo riso, pesciolini e pollo piccantissimo.
Finalmente una bella sorpresa, la spiaggia era davvero enorme, e sorpresone, era pulita e vedevamo per la prima volta i cestini dell immondizia. Si perché qui è OVVIO che una volta aperto il gelato butti la carta per terra, finita l acqua lasci cadere la bottiglia, ovunque tu sia, anche dai finestrini dell autobus, a volte se ti vedono imbarazzato a tenerla in mano vuota, te la prendono e la buttano dal finestrino loro e poi to sorridono come t avessero tolto dai guai…
Ve lo giuro, la ragazza delle pulizie una mattina entra in stanza, pulisce il pavomento con lo straccio che tiene intorno al collo, tira una secchiata d acqua sul terrazzo e come ultima cosa, prende il cestino, pieno dei nostri rifiuti, esce in terrazzo e lo gira!! Dal 4to piano!!! E rimette il cestino vuoto in camera!!! Ma per che cavolo ci metti il cestino allora!!! Ma cos è sta cosa???
E se c era qualcuno sotto??
Tutta la città era però nel chaos e c erano cantieri ovunque, brutti, sporchi e polverosi, bambini lavoratori, a volte lavori pesanti, povertà, e i turisti c erano si, tutti bengalesi però.
Sembrava a volte anche qui fosse appena finita la guerra




Qui lo stress portò ad un'altra di quelle decisioni avventate, farsi 15 ore di viaggio e andare nelle pianure del nord dove coltivano il the, e stare un po tranquilli in campagna in mezzo alle piantagioni dove c erano sempre dei bungalow..
Il viaggio fu lunghissimo, tuk tuk, autobus 4 ore, poi 6 di treno, una strana e ambigua corsa su tuk tuk elettrico di 40 minuti in strade buie attraversano posti illuminate a lanterne, tanti autobus in ricostruzione o abbandonati non lo so, era davvero buio, e poi ultimo bus notturno, pubblico, pieno, siamo stati in piedi per la prima oretta, anche qui, tutti ci fissavano con bocche spalancate, battere la testa sui ventilatori sul soffitto, a volte senza protezione, roba da tagliarsi un orecchio.
Arriviamo a questo villaggio di coltivazioni e veniamo a sapere che tutte le guest house nelle piantagioni sono piene per i prossimi 7 giorni perché era festa nazionale e facevano il ponte, pure il primo ministro e tutta la colonna dei suoi leccaculo avevano prenotato.
Anche questa volta i locali ci aiutarono molto prestandoci il telefono per chiamare, indicandoci dove andare, a volte traducendo ai nostri autisti, ma tutte le stanze degli hotel erano piene in paese, troviamo all ultima speranza verso mezzanotte, sfatti e denutriti, l ultima stanza rimasta di uno sporchissimo hotel per barboni locali, a un prezzo che li valeva tutti, 2 euro a testa di ragnatele e notti insonni a contarsi i bubboni dalle punture delle zanzare, io mettevo un sacco di repellente ma non serviva.
Tra i vari spostamenti, le ricerche delle stanze e le notti insonn,i saltando qualche pasto era ora di fermarsi, per brutto e caotico che sia troveremo un ristorante decente e ci vizieremo per qualche giorno.
Essere positivi qui non funziona, le cose qui sembrano non andare mai in meglio.
Io non ne volevo sapere di muovermi ancora, sarei stato in quella topaia almeno due notti e riposarmi.
Certo che ci si riposa in un paesotto di campagna dove l essere dei bravi musulmani è importantissimo, e il caro megafono della moschea ci cantava sempre la ninna nanna alle 2 e alle 5 di mattina.
Qui era la prima volta che davvero mi sentii fuori posto, quella notte (9 di sera) che andiamo a fare un giretto a piedi e piano piano ci accorgiamo di come un villaggio musulmano indietro di 70 anni possa funzionare.
Le donne in giro sono pochissime, anche di giorno e tutte vestono il velo chiuso con solo gli occhi fuori, anche la camicia e i pantaloni spariscono per gli uomini, tutti in toghe o non so come chiamarle, e tutti, dico tutti, ci guardano come fossimo davvero alieni, tanti pregavano chini sui loro tappeti, alcuni spingevano carretti con verdura, altri con deformazioni andavano in giro facendo la carità, pochissime luci elettriche, tanti lumini ad olio che illuminando dal basso facevano sembrare i loro sguardi inkazzati, un ragazzo, tutto sporco di sangue con un megamacete tagliava la carne da un capretto restato appeso al sole e pieno di mosche tutto il giorno, e capisco che l aveva ucciso e squoiato li in strada visto che stavo pestando sulla pelle e zampe di esso…
Dopo due giorni torniamo a dhaka, la caotica odiata capitale, pensando di andare cmq in meglio, ma il posto dove alloggiavamo era un disastro totale




Che dire e ridire di questa città?? E stavolta ero anche nella “old dhaka”, potevo vedere davvero che cosa fosse il chaos anarchico incontrollato di questa megalopoli di palazzi dove su sei piani, i primi due erano abitati, i secondi coni lavori in corso e gli ultimi con bamboo che tiene su tutta la faccenda, anche i vestiti di chi abita ai primi… trisciò che ti graffiano i gomiti dopo aver fatto una sterzata brusca per evitare un autobus a tutta velocità, e che le ammaccature sul davanti ti fanno capire che non avrebbe frenato, e che vi dirò, non mi sarei sorpreso a vederci attaccati, col fil di ferro, dei teschi umani ai tergiscristalli… loro erano i veri Rè di Dhaka, dominavano le strade spostando gli ostacoli con l onda d urto dei loro clacson…
Per fortuna l umorismo della combriccola era alto e cercavamo di riderci sopra e di far passare l ultimo giorno in questo paese.
Arrivò finalmente qualcosa di carino, piacevole. La gita sul delta che taglia la città in due, al tramonto.
Un vecchietto su una barca traballante di legni marci con un solo remo che cerca di ucciderci passando tra navi giganti parcheggiate al porto con i loro motorazzi rumorosi accesi, con gente che tra un viaggio e l'altro dà una saldata ai pezzi rotti e altri barcaioli imbranati che si scontrano l uno con l'altro visto che anche il fiume è pieno di veicoli, piccoli, medi e grandi e anche qui c è guerra aperta..
Ma senza i clacson l atmosfera era quasi silenziosa, si sentivano martelli continui dei lavoratori sul lato dove le navi le demolivano, ovviamente tuto a mano, bambini inclusi…
Ci godemmo il tramonto che poi tanto male non era..







La lussuosa crociera durò un ora, cercando di evitare le ondine delle navi per non cadere in quell acqua nera come il petrolio, dove tutti i bagni della capitale scaricavano e la gente lanciava la loro spazzatura, dopo tanto tempo, vediamo due bianchi, con pettinature strane, collassati su un'altra barca.. ci guardavamo come alieni. Avremmo scoperto poi che erano due australiani fatti di oppio…
Questo porta solo ad una conclusione, che qui ci vengono solo i cazzari che non sanno piu dove andare e i drogati…
Ragazzi, andate in thailandia e sul mar rosso va, che è meglio
la cosa piu bella e strana vissuta in questo stato è stata la totale mancanza dell alcool!! Non troverete MAI una birra, fresca o calda, vino o superalcolici, niente. Forse qualche bottiglia illegale di grappa a 80% fatta malamente dai guidatori di trisciò.
Strana perchè è la prima volta che viaggio in un posto dove davvero una birra è irreperibile e bella perchè almeno gli australiani non ci vengono (quei due si facevano i fatti loro nella loro sporca cameretta) e i barboni non sono ubriachi.


Ora sono in quel di Kathmandu as apettare di essere pronot per un bel trekking che sto sognando da un paio d anni e programmando da un paio di giorni...
il mio problema è che a quelle altezze non sono mai stato e spero il mio corpo sia in grado di affrontarle. Tra l altro il monsone sta per arrivare, spero di essere fortunato come in NZ col tempo o la cosa si farà pesante.
Il monsone però porta via anche le orde di turisti da tutto il mondo e rende le valli verdi e fiorite invece che polverose e piene di gente.. vedremo, appena tornerò sicuramente farò un resoconto dettagliato su questo sogno... Himalaya....